La salvezza della Samp passa per un Genoa molto sportivo

(...) cripticamente disarmante: «Battiamo Brescia e Lecce, così bissiamo i 51 punti del campionato scorso, nella parte sinistra del tabellone che ci spetta di diritto, e cancelliamo tutte le amarezze che ci hanno angustiato quest'anno». Osservazione d'obbligo: 39 punti più 6 fanno appunto i 45 attuali del Grifone. Domanda conseguente: come si è prefisso Preziosi di conquistare nelle quattro gare finali i 6 punti mancanti? Pensandolo senza dirlo: perdendo a Napoli, vincendo il derby, perdendo all'Olimpico laziale e battendo il Cesena nel corso della grande festa conclusiva a Marassi. Un disegno evidentemente sposato in pieno da Ballardini e discepoli, come ci hanno fatto ampiamente comprendere i cartellini gialli tacitamente «chiamati» all'arbitro Russo, nel corso di Genoa-Lecce, dai diffidati Dainelli, Milanetto e Palacio. Tattica, questa, peraltro adottata a Bari - nel corso del match che ha miracolisticamente fruttato la riscoperta del gol da 3 punti - anche da due diffidati di peso dello scacchiere dei «cugini», Volta e Poli, gli elementi di gran lunga più validi dell'ultima nidiata blucerchiata. Come dire: affidiamo i bresciani Caracciolo, Diamanti e dintorni alle cure di Lucchini, Tissone e compagni, e ci presenteremo al derby con il randello in mano.
Ma quante sono le probabilità reali che questa Sampdoria convalescente riesca a battere il Brescia, bissando a otto giorni data 3 punti d'importanza vitale a pro di una classifica tuttora sotto allarme rosso ad onta che, sia pure per il rotto della cuffia, la squadra blucerchiata sarebbe al momento salva? Siano quante siano quelle obiettive probabilità, il Lecce è dietro e dopo aver fatto visita al Chievo lì deve restare. Palombo, Pozzi e compagni sanno di dover battere il Brescia senza se e senza ma. Tanto per dire, due domeniche fa Ballardini e discepoli ci sono convincentemente riusciti con un secco 3-0. E a proposito di Ballardini - che ribadisco: personalmente confermerei perché è professionalmente bravo, è serio non solo perché non ride, non millanta e non sbraca - credo che col brillante successivo 4-2 inflitto al Lecce in combutta con i suoi fedeli discepoli abbia pesantemente segnato un altro punto a proprio favore agli occhi del Capo (che ha un giustificato debole per Delio Rossi), quanto meno «costringendolo» a meditare ulteriormente, con automatico rinvio della soluzione del problema «panchina» a dopo il derby.
Rotto finalmente, per fatidico piede di Pozzi dal dischetto, il maligno incantesimo delle 14 partite passate all'asciutto nel complesso delle ultime 18 disputate (talché il capocannoniere blucerchiato di stagione, alla risibile quota 6, resta Pazzini) e raccolti 3 punti vitali, verosimilmente Cavasin e discepoli potranno finalmente passare una settimana di proficuo lavoro in discreta serenità dopo le troppe trascorse in burrasca.

E a questo proposito bene hanno fatto l'allenatore e i giocatori a dedicare la vittoria a Riccardo Garrone (autorevolmente sostituito in prima linea dal figlio Edoardo), le cui condizioni di salute, fortunatamente rimesse in ordine, avevano negativamente contribuito ad aumentare a dismisura i disagi in società, nella squadra e tra i tifosi.

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