Il film del weekend: "Suicide Squad"

Il film Dc Comics sul gruppo di criminali chiamato a salvare il mondo è psichedelico, ritmato e divertente. Ha nel cast il fiore all'occhiello e nella sceneggiatura il suo grande limite

Il film del weekend: "Suicide Squad"

Esce il 13 Agosto anche in Italia, con una settimana di ritardo rispetto agli Stati Uniti, il tanto atteso "Suicide Squad". Basato sui fumetti della Dc Comics, il film vorrebbe costituire la risposta della Warner Bros al successo di film Marvel come "The Avengers". In effetti, tutto lascia pensare che sia nato costruito su misura per il box-office e non certo per passare alla storia del cinema. Diretto e scritto da David Ayer, già regista di "Fury", "Suicide Squad" è una pellicola dallo spirito ultra-pop in cui a farla da padrone è il gusto per l’eccesso. Sebbene sia stato stroncato dai critici di mezzo mondo, va detto che questo titolo non è peggiore di quel "Batman v Superman" dato alle sale qualche mese fa dalla medesima casa di produzione.
La storia è semplice: un’agenzia governativa guidata da Amanda Waller (Viola Davis) decide di reclutare in segreto una banda di supercriminali, dei metaumani (cioè umani con poteri), per difendere l’America da un'offensiva soprannaturale, ossia da un'antica divinità detta l'Incantatrice (Cara Delevingne). Il compenso per una missione che la squadra stessa non esita a definire suicida è un sostanziale sconto sulla pena carceraria. A essere coinvolti sono: Deadshot (Will Smith), Harley Quinn (Margot Robbie), Capitan Boomerang (Jai Courtney), El Diablo (Jay Hernandez) Killer Croc (Adewale Akinnuoye-Agbaje), Katana (Karen Fukuhara). Ognuno di loro ha un chip esplosivo installato sul collo, pronto ad attivarsi in caso di ribellione.

Il cast, valido anche se forse fin troppo nutrito, è il punto di forza. Non a caso la prima mezz'ora, quella in cui vengono presentati i personaggi attraverso schede biografiche e microstorie indipendenti è la migliore del film, notevole perché sincopata e accattivante. Peccato che, subito dopo, la macchina narrativa cominci a ingolfarsi e i buchi di sceneggiatura a farsi evidenti.
La cornice estetica pop-psichedelica è di indubbia potenza visiva ma il gioco pirotecnico, creato da effetti speciali e montaggio serrato, da solo non basta a tenere desta l'attenzione se il racconto è farraginoso. Inoltre, i continui cambiamenti di ritmo e di stile, anziché dare appeal al film, finiscono col renderlo un goffo e sconclusionato assemblaggio di opposti: atmosfere buie e colori brillanti, melodramma e ironia, azione brutale e commedia.

In una siffatta ode alla sgangheratezza, ci sono comunque diversi motivi per non definire "Suicide Squad" un film da evitare. Vale la pena, infatti, godersi le performance attoriali della bellissima Margot Robbie e della carismatica Viola Davis, che sono i due poli d'attrazione della visione. La prima, nei panni della provocante e pazza Harley Quinn, l'ex psichiatra innamorata del Joker, incarna alla perfezione l'icona della psicopatica da fumetto. La seconda convince nel ruolo della durissima donna di governo e riesce nell'intento di far interrogare lo spettatore su cosa significhi essere malvagi e su chi lo sia davvero.

Grazie ad un uso magistrale di canzoni come "Simpathy For the Devil" dei Rolling Stones e "Bohemian Rhapsody" dei Queen, ma anche di altre di artisti contemporanei tra cui Eminem, alcune sequenze diventano veri e propri videoclip.

Tra i passi falsi maggiori, invece, ci sono senz'altro la caratterizzazione poco accurata del villain ufficiale, l'Incantatrice, e il fatto che una storia di contorno, il love affaire tra i folli Harley Quinn e Joker, rubi la scena alla sciatta trama principale. Per non parlare del finale: una svolta fantasy risibile.

Riguardo a Jared Leto, al netto delle aspettative troppo alte che si creano quando il circo del marketing va in scena, la sua performance copre circa una quindicina di minuti su un totale di 123 e, a suo modo, funziona.

Però, poiché l'attore ha scelto di rendere l'interpretazione sempre sopra le righe, il suo Joker risulta meno credibile di quelli dei suoi predecessori: è l'ibrido dandy tra un gangster e una rockstar.

In conclusione, DC Comics ha ancora un po' di strada da fare per definire al meglio, al cinema, la propria identità.

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