"Lei mi parla ancora", Avati torna con un’elegia dell’amore immortale

Un film che, con aggraziata tenerezza e dolente nostalgia, trasmette valori imperituri oggi sempre più rari e racconta i doni della vecchiaia

"Lei mi parla ancora", Avati torna con un’elegia dell’amore immortale

Con Lei mi parla ancora, film tratto dall’omonimo libro di Nino Sgarbi (padre di Elisabetta e Vittorio), Pupi Avati torna ad un cinema più intimo e personale, dopo la digressione gotico-padana de “Il Signor Diavolo”.

Raccontando il lungo amore dei coniugi Sgarbi, durato 65 anni, il regista non mette in scena solo la storia tra due persone ma quella di un sentimento che oggi, nella sua coerente e imperitura profondità, appare anacronistico proprio come la locuzione che lo caratterizzava, “per sempre”.

“Lei mi parla ancora” vede l’arrivo della vedovanza per il Signor Nino (Renato Pozzetto/Lino Musella), anziano farmacista. Dopo una vita trascorsa con la moglie (Stefania Sandrelli/Isabella Ragonese), l’uomo fatica a metabolizzarne la scomparsa e, infatti, ancora parla alla sua metà nell’intimità della loro casa. Nella speranza di aiutare il padre a superare il lutto, la figlia (Chiara Caselli) gli affianca Amicangelo (Fabrizio Gifuni), un ghost-writer con velleità da romanziere, col compito di mettere per iscritto i ricordi dell’anziano. Dopo una reciproca diffidenza è evidente che Nino abbia molto da insegnare, con la sua mentalità d’altri tempi, a quello che è il tipico uomo contemporaneo, schiacciato da problemi di gestione della propria vita, sia lavorativa che affettiva. Dall’iniziale scontro di due personalità lontanissime tra loro, nascerà quindi un’amicizia sincera.

“Lei mi parla ancora” è una riflessione sull’assenza fisica e sulla presenza spirituale, su quel che c’è nel vissuto umano di mortale e cosa invece possa aspirare alla vita eterna. Il film è anche una lettera d’amore alla vecchiaia, intesa come lo spazio sacro in cui tirare le fila dei ricordi e iniziare a percepire che non c’è vera separazione tra i diversi piani temporali dell’esistenza.

Tutto nel film concorre a mostrare come, grazie alla memoria e alla capacità evocativa, quel che può apparire perduto ancora appartenga a chi l’ha amato. Perché esistono legami resi sempiterni da promesse pronunciate sull’altare del sentimento, prima ancora che in chiesa.

Porgendo contenuti universali con fare struggente ma mai retorico, l’opera di Avati conduce nei meandri del fine vita, in compagnia di un Virgilio, Nino, che ha visto molte primavere e ha molto amato. Abbeveratosi a grandi come Bergman o Pavese, è un mentore per chi, nel film ma anche tra gli spettatori, appartenendo a generazioni più recenti, non ha fatto in tempo ad assaporare valori in grado di dare vero senso al divenire.

“Lei mi parla ancora” fa del garbo e della misura il linguaggio d’elezione. Questo significa che ammanta di realismo scarno perfino le scene dalle sfumature oniriche. La narrazione, priva di ricatti emotivi e di affondi gratuiti, suggerisce come riprendersi dallo smarrimento che segue al venir meno dei punti di riferimento. Maturiamo, assieme ai personaggi, la consapevolezza che la fiducia tra due persone che si sono scelte permetta loro di superare differenze e difficoltà, e le destini a rimanere unite ingannando perfino la morte.

Commovente l’interpretazione di Pozzetto, che debutta da ottuagenario nel suo primo ruolo drammatico. L’attore mette in scena un dolore che ha vissuto personalmente e non esita a mostrarsi avvolto di un’inedita fragilità, senza per questo perdere lo sguardo di sorniona ironia che gli è sempre appartenuto.

“Lei mi parla ancora” ha una compostezza mai sterile, in cui sono disseminate chiavi atte ad aprire diversi livelli di comprensione. Dipenderà dallo spettatore decidere se, attraverso la visione, far prendere luce a certe stanze segrete della propria interiorità o del proprio vissuto.

Nel finale siamo assieme ai personaggi principali, sull’argine del fiume, a osservare il fluire della vita, arricchiti dall’esercizio di maieutica

socratica messo in atto, con disamante delicatezza, da un maestro di cinema, e non solo, come Pupi Avati.

Stasera alle 21.15, in prima assoluta, su Sky Cinema Uno. Il film sarà disponibile anche on demand e in streaming su NOW TV.

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