Nel "caso Battisti" spuntano i partigiani che avrebbero picchiato suo papà Alfiero

È l'ora delle rivelazioni che nessuno può smentire o confermare. Povero Lucio...

Nel "caso Battisti" spuntano i partigiani che avrebbero picchiato suo papà Alfiero

E figurarsi se finiva lì. Ieri è stato rivelato che negli anni Settanta le «veline» dei servizi segreti «attenzionavano» Lucio Battisti, come presunto finanziatore dell'estrema destra. Un ricorso della storia che saltuariamente torna a galla. Ma stavolta lo fa con più virulenza del solito, a dimostrazione che certe leggende non passano mai di moda. Insomma, ieri sul «caso Battisti» hanno parlato in tantissimi, da Gasparri a Red Ronnie fino a Maurizio Vandelli della Equipe 84 e alla per fortuna ristabilita dopo il Covid Iva Zanicchi che ha chiarito alla propria maniera: «Lucio Battisti sovvenzionava l'estrema destra? Lo escludo al mille per mille, ci metto la mano sul fuoco. È solo un voler mettere delle ombre su un uomo meraviglioso, uni dei più grandi artisti che abbiamo avuto, vergogna!».

Anche Mogol, uno che diciamo Battisti lo conosceva bene, l'altro ieri aveva negato categoricamente. Uno dei commenti forse più autorevoli è quello dell'ex ministro dell'Interno Roberto Maroni (che aveva accesso ai documenti dei servizi segreti): «Che fosse sotto il controllo dei servizi non è solo possibile, ma direi certo. Ma sono altrettanto certo che quel genio che era Battisti, non si sarebbe fatto mai coinvolgere in cose eversive». E poi ha aggiunto: «In quegli anni si facevano dossier su tutti, li facevano i servizi regolari. Quando nel '94 ho aperto quei faldoni c'era di tutto, tanti nomi anche di personaggi noti».

Però che Battisti fosse un'icona non molto amata dalla sinistra più militante si legge tra le righe della dichiarazione di Paolo Cento, ex deputato dei Verdi e dell'Ulivo: «A sinistra, Lucio Battisti è stato sempre considerato un artista di destra al punto che molti non lo ascoltavano neanche». Capito quale fosse l'atmosfera per un artista che, oltretutto, non aveva mai (mai) né fatto né cantato dichiarazioni politiche?

Più autoironico il segretario del Partito Comunista, Marco Rizzo: «Eravamo comunisti trinariciuti ma Battisti piaceva anche a noi».

Insomma, la riproposizione di una querelle da anni '70 e '80 che non accenna a placarsi. Chi ha portato (presunte) novità è stato Roberto Pambianchi, ex Sismi e ora musicista: «Il padre di Battisti faceva parte delle Camice Nere e negli anni subito successivi alla guerra fu picchiato dai partigiani proprio davanti a Lucio che avrà avuto all'incirca cinque anni. E ne fu scosso. Fu questo che lo portò ad avere una certa antipatia verso il colore rosso che gli ricordava bandiere e magliette rosse che correvano appresso al padre. Alfiero, il papà di Lucio, mi disse proprio che, al di là di questo fatto emozionale, a Lucio la politica in se stessa non interessava».

Invece il saggista Adalberto Baldoni, classe 1932, ex segretario di Giovane Italia, ha negato che Battisti finanziasse la destra anche se «era un simpatizzante della Giovane Italia, ma non era un attivista, non frequentava e non ha mai avuto la tessera».

In sostanza Lucio Battisti aveva le proprie idee ma non si è mai sognato di esporle pubblicamente oppure di finanziare attività politiche o sovversive. Come scrive Mario Landolfi sul Secolo d'Italia, «lasciateci cullare nell'illusione che Lucio fosse uno di noi». Comunque se ne parlerà ancora per tanto tempo a venire. Senza che Battisti possa confermare o smentire...

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