Una risata cambia Sanremo (anche sull’immigrazione)

Una risata cambia Sanremo (anche sull’immigrazione)

Con una risata si può cambiare il mondo, e addirittura anche il Festival di Sanremo! Ieri sera, sul palco, Claudio Bisio e Claudio Baglioni hanno fatto vedere come l’arte risponde alle polemiche e pure ai vertici Rai astiosi. Eh sì, Bisio è stato gigantesco: la gag su Baglioni sobillatore e sovversivo che si capisce chiaramente da versi come «passerotto non andare via» e «accoccolato ad ascoltare il mare», chiari segni di incentivazione all’immigrazione, ha spazzato via polemiche di giorni sul «comizio» del presentatore sulla questione dei clandestini. Insomma si può parlare di questi drammi senza farne un caso di Stato. Già all’inizio della serata i presentatori avevano giocato sulla rottura con i manager Rai entrando sul palco sulle note di «Voglio andar via» e poi Baglioni aveva scherzato: «Fatemi parlare che forse è l’ultima volta...». E infine chiuso la questione intonando: «Io sono vivo e sono qua». Insomma la nuova direttrice di Raiuno Teresa De Santis, che ha sconfessato il presentatore prima che cominciasse l’evento televisivo più importante dell’anno e ha zittito tutti in conferenza stampa, si è presa una risposta esemplare.

Il Festival ha superato anche questo: con tanta musica (tutti i 24 cantanti in gara), l’immensità della voce di Bocelli, l’ironia e gli sketch divertenti di Favino, Raffaele e Santamaria, ha preso una strada in discesa. Fino a qualche minuto prima, il clima era ben più teso a causa delle indiscrezioni che circolavano sui siti su un Baglioni infuriato che se ne voleva andare, voci smentite dalla Rai. In mattinata poi la neo direttrice, dopo essersi esibita nell’apologia della «contiguità amicale» per rispondere alle critiche sul conflitto di interessi del presentatore con la società di promoter F&P (vicenda che finirà in commissione parlamentare di vigilanza), aveva ideato anche il concetto di contiguità «nazionale». In sostanza - ha detto la neo direttrice - sono decenni che il Festival vive grazie agli appalti esterni, e poi in Italia c’è stato un ventennio di conflitto di interessi (il riferimento è ovviamente a Berlusconi), figuriamoci cosa sia quello del presentatore-dittatore di questo Sanremo. Insomma, si sa, in Italia fan tutti così... E lo sappiamo bene che fan tutti così, ma se a certificarlo è un alto rappresentante della tv di Stato, forse c’è qualcosa di sbagliato. E, forse, c’è qualcosa che non va in una direttrice che, invece di rispondere a una legittima domanda da noi posta in maniera cortese (come può la Rai, che dice di voler cambiare, evitare in futuro queste situazioni?), se ne esce con questa frase: «E poi lei (intendendo la sottoscritta) gli intrecci tra politica e comunicazione li dovrebbe conoscere molto bene...». Come a dire che chi lavora per il Giornale della famiglia Berlusconi dovrebbe evitare di porre queste domande... Siparietto (incredibile) a parte, la stessa direttrice aveva voluto anche mandare un messaggio rassicurante all’attuale governo, grazie al quale - tra l’altro - è salita sullo scranno del primo canale.

In riferimento ai testi di alcune canzoni che trattano temi di disagio sociale, migranti, violenza domestica, aveva detto: «Se chi governa dovesse trovare aggressività in quello che si esprime nel Festival io penso che sbaglierebbe. Ma non credo che ci sia questa mancanza di intelligenza. E la critica a Baglioni era riferita solo al fatto che una risposta si è trasformata in un comizio sugli immigrati». Ma anche questo è ormai un capitolo chiuso. La direttrice ha - evidentemente - già deciso che non ci sarà un Baglioni ter. «L’anno prossimo sarà il Sanremo numero 70. Vorrei fosse un’edizione corale, forse bisognerà avere un’idea in più rispetto ad altre edizioni». Tanto il divorzio era già stato consumato. Per fortuna, oltre alla musica, a suonare sono anche le casse della tv di Stato.

A fronte di una spesa complessiva di 16 milioni, la raccolta pubblicitaria - come ha spiegato il presidente di Rai pubblicità Antonio Marano - è salita quest’anno a 31 milioni, record assoluto. Risultato: 15 milioni netti di guadagno. E, questo, alla fine è quel che conta.

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