Basket, il “milanese” D’Antoni sulla panchina dei Lakers

Il baffo più famoso del parquet italiano che arrivò americano e fu naturalizzato, ha firmato quattro anni di contratto con una delle squadre più forti del mondo per tornare a vincere anche in Nba. Per lui un assegno da 12 milioni di dollari

Basket, il “milanese” D’Antoni sulla panchina dei Lakers

La panchina dei Los Angeles Lakers, una delle squadre di basket più forti del mondo, sarà tra pochi giorni di un “italiano”, quel Mike D’Antoni che per tanti anni è stato il giocatore e la bandiera della Milano che sapeva ancora vincere tutto. E dal 1990 allenatore talora vincente, altre meno: prima in Italia e poi nell’Nba, tra i professionisti americani. Dove adesso il “baffo” più celebre del nostro parquet ha deciso di puntare al titolo dei professionisti, allenando una fuoriserie della palla a spicchi. Quella oggi in grado di far scendere in campo stelle come Kobe Bryant, Paul Gasol, Dwight Howard e Steve Nash.

È l’occasione della vita, una di quelle che passano una sola volta e che a D’Antoni è arrivata dopo il quasi naufragio con i New York Knicks e all’indomani dell’esonero di Mike Brown, allontanato venerdì dopo soltanto cinque partite della regular season, ma in cui i Laker hanno dovuto incassare ben quattro sconfitte. Un’onta per dirigenti e tifosi dal palato fine e soprattutto abituata ad asfaltare gli avversari.

In un primo momento si era parlato di un ritorno di Phil Jackson, il “Maestro Zen” undici volte campione Nba (sei con i Bulls e cinque con i Lakers, l’ultima nel 2010). Ma sembra che faccende economiche e valutazioni tecniche abbiano portato i dirigenti gialloviola a scegliere D’Antoni. Gradito a due boss dello spogliatoio come Bryant e Nash, già suo giocatore nei Suns.

E così D’Antoni sale ora sul tetto del mondo del basket. Americano, ma naturalizzato italiano, 61 anni, ha già in bacheca il titolo di allenatore dell’anno 2005 in Nba ed è stato anche il vice di Mike Krzyzewski nella nazionale americana. Una lunga esperienza maturata tra i professionisti e cominciata nel 1999 a Denver. E poi, dopo un breve ritorno in Italia, proseguita a Phoenix per sei stagioni e per quattro a New York.

In Italia, D’Antoni arrivò nel 1977 dopo aver giocato tre anni tra i professionisti con San Antonio. Sbarcato a Milano, vi rimase per tredici stagioni, prima come straniero e poi come italiano, diventando la bandiera dell’Olimpia che in quegli anni vinse, tra l’altro, cinque scudetti, due coppe campioni e una coppa intercontinentale. Nel 1989 vestì la maglia azzurra agli Europei di Zagabria, con l’Italia che arrivò al quarto posto.

Poi, dal campo, D’Antoni passò direttamente alla panchina di Milano: quattro stagioni, una finale scudetto persa, una Coppa Korac. Quindi il trasferimento a Treviso, prima per tre stagioni con lo scudetto conquistato nel 1997 insieme ad altri trofei e poi per un’altra nel 2000/01 con un secondo titolo.

In Nba, tra Denver, Phoenix e New York il suo score è ancora a zero.

Ma adesso sulla panchina dei Lakers l’ambizione è di puntare in alto. Anche sa la sua partita D’Antoni l’ha già vinta, grazia al contratto che ha firmato. Un quadriennale accompagnato da un assegno da 12 milioni di dollari. Adesso l’unico problema sarà essere all’altezza della sfida.

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