Berlusconi dà l'ok all'esclusiva e Fininvest apre la trattativa

Per la prima volta il Cav ipotizza la cessione della maggioranza della società. Un mese per la cessione, ma anche per ripensarci. 750 milioni il valore del brand

Berlusconi dà l'ok all'esclusiva e Fininvest apre la trattativa

Milano Il treno si è mosso. Il treno della trattativa per la cessione della maggioranza del Milan è partito, finalmente, a un anno giusto dall'arrivo a Milano di mister Bee Taechaubol. Nella nota ufficiale di Fininvest si fa riferimento a «un promemoria d'intesa» ma di treno vero e proprio si tratta. La prossima stazione è quella decisiva del preliminare di vendita, documento questo sì vincolante e annuncio del passaggio storico di consegne tra una proprietà piena di medaglie (la famiglia Berlusconi) e un'altra straniera (il consorzio cinese rappresentato fin qui dall'advisor americano). A sancire la partenza del negoziato ha provveduto il CdA di Fininvest, riunitosi ieri mattina nel centro di Milano (presente Marina Berlusconi e l'ad Cannatelli, Barbara intervenuta telefonicamente) per concedere l'esclusiva all'acquirente e conferire i poteri di firma all'ad. La scadenza è fissata in un mese, bisogna chiudere entro il 10 giugno con l'eventuale firma o la scelta (sempre possibile ma meno probabile rispetto a qualche settimana fa) di recesso, prevista in forma gratuita in assenza di penale. Scontato un codicillo sulla tempistica della trattativa: qualora al perfezionamento dell'accordo dovessero mancare solo alcuni dettagli, è prevista la possibilità di garantire la deroga di una, anche due settimane alla scadenza stessa. Insomma non ci potranno essere altri rinvii sine die, come accaduto nella precedente trattativa con il broker thailandese.

Con il comunicato della holding della famiglia Berlusconi di ieri mattina, due tabù sono stati infranti: 1) non è più previsto che la maggioranza resti saldamente nelle mani di Silvio Berlusconi come detto espressamente nel maggio 2015; 2) la quotazione complessiva dell'operazione (non facile da spiegare per questioni tecniche e fiscali) non sarà di gran lunga inferiore a quella di mister Bee che aveva valutato 480 milioni il 48%. E questo secondo dettaglio ha un valore decisivo nella spinta, mostrata da Silvio Berlusconi, a esaminare senza pregiudizio la possibilità di cedere «l'affare di cuore», il Milan cioè.

Da oggi quindi il consorzio cinese ha un mese di tempo per realizzare l'acquisto del 70% del Milan il cui controvalore è stato fissato in 500 milioni di euro, con l'intesa di giungere, nel giro dei due successivi anni, al controllo completo del club rossonero. Di qui il valore del brand che salirà a 750 milioni, debiti con le banche compresi (intorno ai 200 milioni). Nel dossier, sottoposto all'attenzione di Silvio Berlusconi lunedì ad Arcore, sono comparsi altri pre-accordi riferiti alla gestione del club nelle more della firma e al ruolo riservato all'attuale numero uno che diventerà presidente onorario del Milan. Non c'è nessun blocco dell'attività per gli attuali manager. Prima di giungere a destinazione, il negoziato deve passare attraverso altri riscontri. Tra i più significativi resta l'identità degli investitori che finora è stata tenuta segreta per il 95% in forza del patto di riservatezza, testimonianza d'altro canto anche della serietà degli interlocutori. Mister Bee si era fatto precedere da una campagna di stampa completamente sbagliata, riprese filmate sui tetti di Milano e annunci di nuovi tecnici e amministratori. I cinesi non hanno speso una sola parola viaggiando a farti spenti.

Altro capitolo la scelta futura della governance del club.

Silvio Berlusconi sarà inflessibile: il suo obiettivo numero uno è affidare il Milan in mani sicure. E se non è possibile in mani italiane a quelle di stranieri che siano però in grado di assicurare gli investimenti di cui ha bisogno il club per tornare alla grandezza del passato.

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