
La tigre si è ferita. In una mattina fresca col sole. Ancora una gara da fare, due manche di gigante, la disciplina preferita che l'ha incoronata più volte in carriera, fra medaglie oro anche quest'anno ai Mondiali -, coppe e vittorie. Federica Brignone aveva ancora un impegno. Poco più di una settimana fa è diventata la più forte sciatrice del pianeta, domenica scorsa le hanno intitolato una pista a Courmayeur, dove è diventata grande come donna e come atleta.
Ieri, però, all'Alpe Lusia, su nevi trentine piene di fiocchi primaverili, in una curva a destra Fede, nemmeno a dirlo: ad un certo punto è sembrata quasi tuffarsi. Un'indecisione e ha inforcato con il braccio destro la porta blu, cominciando una rovinosa caduta che ha coinvolto anche la porta rossa successiva. È rimasta a lungo a terra, attoniti tutti. Prima il toboga fino all'impianto, poi l'elicottero, il dolore da stringere i denti, come spesso ha fatto, ma mai per una caduta così. Mai per una botta del destino che arriva nel momento più bello, inseguito, meritatissimo. L'elicottero la carica in direzione dell'ospedale di Trento, ma è chiaro che non sia nulla di semplice e che qualcosa di grave sia successo. Il dolore è forte e gli esami parlano chiaro: la Tac ha evidenziato una frattura scomposta e pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra.
La commissione medica della Fisi si è subito attivata, entrando in contatto con i colleghi dell'ospedale trentino per poi decidere per un trasporto immediato a La Madonnina di Milano, la clinica che, già tante volte, ha ricucito e rimesso in piedi molti campioni degli sport invernali. Dopo l'esito degli esami radiologici si è deciso di procedere immediatamente all'intervento chirurgico, concluso nella tarda serata di ieri. Durante l'operazione è stata riscontrata anche la rottura del legamento crociato anteriore che verrà valutato nei prossimi giorni. Fino a ieri lo stop più grave della sua carriera, per qualche mese le compromise comunque una stagione, era stato nel 2012, per una cisti alla caviglia destra. Ma un allenamento attento, una forma inseguita con costanza e intelligenza ed anche il destino l'hanno sempre tenuta lontana dall'infermeria, quella grave. Fino a ieri.
Sana voglia di vincere sempre, il suo solito piglio all in, per cui si parte sempre per arrivare in fondo e primi, soprattutto in un anno in cui si è volato in uno stato di grazia. I manuali di medicina hanno dei tempi standard per la ripresa, da 4 a 6 mesi.
Sofia Goggia ed anche molte altre campionesse, sono rimaste lontane dalla neve per quasi 8 mesi. Ne ha 10 per le Olimpiadi di casa, il prossimo febbraio. Ma soprattutto ha la tenacia ed il carattere per guarire prima nella testa e nell'umore, e tornare più forte di prima per le ultime battaglie da tigre.
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