Di papà c'è figlio e figlio Antonelli e chi svetta Maradona e chi affonda

Bene i milanisti, oltre al difensore c'è Destro. Baby Mancini si difende. Fra i Simeone il nuovo Messi. Niente da fare per Diego Armando jr

Di papà c'è figlio e figlio Antonelli e chi svetta Maradona e chi affonda

Maurizio Zamparini con Dybala non ci parla, c'è rimasto male perché Paolo Bruno è pieno zeppo di richieste e si distrae. Ma qualcuno crede che in realtà abbia già sotto mano il suo successore: “Cholito” Giovanni Paolo Simeone, vent'anni il 5 luglio, centravanti del River, capocannoniere del Sub-20 con nove reti, il campionato sudamericano di categoria, clausola rescissoria attorno ai 15 milioni di dollari firmata quando ancora non aveva sedici anni. Nove reti come Neymar quattro anni fa, meglio di Messi. Zamparini avrebbe sguinzagliato Manuel Gerolin, uno dei migliori esperti di calcio sudamericano, nei paraggi di Baires, non si conoscono i dettagli ma è certo che la concorrenza è forte, su tutte quella di papà Simeone, uno che non ha bisogno di troppi incontri per riportare il figlio a Madrid, dove è nato.

La storia di Cholito e l'attuale tecnico dell'Atletico di Madrid è una di quelle belle fra figlio e padre: «Questo titolo lo dedico a lui - ha detto Giovanni -. Non ci vediamo quasi mai ma so che in qualche modo lui mi è sempre vicino. Mi aveva chiesto di segnare sette gol nel Sub-20, io ne ho fatti nove, spero sia rimasto contento ugualmente anche se gli ho disobbedito». Non solo Cholito, c'è anche Gianluca Simeone, altro centravanti, stesso temperamento, esperto in tweet di scherno al Real Madrid che hanno fatto infuriare Florentino Perez. E Giuliano, talentuoso baby che il padre pochi giorni fa ha voluto sul campo di allenamento dell'Atletico dove si è esibito in una spassosissima imitazione di Cristiano Ronaldo che calcia le punizioni. Video che in Spagna ha spopolato.

Una generazione 2.0, non ancora all'altezza della dinastia dei Maldini, Cesare, Paolo e adesso Christian, classe '96, e Daniel '01, uno difensore e l'altro attaccante in maglia rossonera. Come Enzo Alan Zidane che del suo celebre papà non ha solo il nome ma, assicurano al Madrid, anche la classe. Poco più che quindicenne, il primogenito di Zizou ha già bastonato i pari età della cantera del Barça con la dieci sulle spalle. Altra storia bella, come quelle di Andrea Casiraghi, Nicholas Lentini, Ramon Muzzi, Simone Ganz, Gabriele Marchegiani, Alessio Montella, Lorenzo Di Livio, il più promettente, Daniele Conti, un simbolo per i sardi. L'Inter mercoledì ha affrontato in amichevole gli ungheresi dell'Haladas, squadra dove milita il figlio del tecnico interista, Andrea Mancini, autore di un'ottima prestazione. Bizzarra la storia di Mattia Destro, figlio di Flavio, 112 presenze in serie A e un solo gol, al Milan, era il 14 febbraio 1988. Nel segno del Milan anche il monzese Luca Antonelli, figlio d'arte come si dice. Roberto, babbo e sosia di Dustin Hoffman, ha indossato anche lui la maglia del Milan nella stagione dello scudetto della Stella.

Ma il nome pesa e non sempre le carriere scivolano via in parallelo. Quella del figlio di Pelè, Edson Cholbi Nascimento Edinho, è finita nella nera e poi al gabbio dopo la condanna a 33 anni e 4 mesi per riciclaggio di proventi del narcotraffico e associazione a delinquere. Giocava in porta, O'Rey era avvilito, poi pianse più volte davanti alle telecamere per quel meninho disperato. A Jordi, il figlio di Johann Cruijff, è andata meglio. Debutto nel Barça quando lo allenava il Profeta del gol. Non un fuoriclasse ma uno che fra i professionisti ci stava, il padre gli avrà anche dato una bella spinta ma poi ha corso con le sue gambe e oggi è il ds del Maccabi Tel Aviv. Di tutto rispetto e tutta da scrivere la carriera dei figli di Mazinho, ex Lecce e Fiorentina, campione del mondo a Usa '94. Thiago Alcántara, italianissimo di San Pietro Vernotico, gioca nel centrocampo del Bayern Monaco e nella nazionale spagnola. Rafinha, ex Genoa, gioca anche lui nel Bayern dopo aver fatto tutta la trafila nella Seleçao. Un po' meno bene a Stefan Beckenbauer, uno dei quattro figli del Kaiser. Anche lui difensore ma senza esordi in prima squadra, meglio come allenatore ma solo nella Primavera B bavarese. Maradona un giorno disse che Hugo, suo fratello, sarebbe diventato più forte di lui. E mamma Tota rincarava la dose spiegando che la differenza fra i due era sotto gli occhi di tutti: uno mancino e l'altro no, tutto qui. A Hugo nel calcio professionistico non andò benissimo, a Diego Armando Sinagra, da tutti conosciuto come Maradona Junior, non andò e basta. Vissuto all'ombra del padre che lo riconobbe solo nel 1993, al piccolo Sinagra non girò mai bene, dalla grandezza delle sue origini ai tranelli della realtà, una straordinaria somiglianza fisica con il padre, una presenza nell'under 17 azzurra e poi troppi paragoni fuori luogo.

El Pibe è stato unico, lui un figlio che ne ha ereditato solo in piccola parte il talento. A Napoli ne giravano tante e mettevano in parallelo le due carriere arrivando a una sentenza sempre smentita dai tribunali: «Quello non è figlio di Diego, quello è figlio di Hugo».

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