Occhio Italia: che cosa nasconde davvero la Macedonia

L'Italia di Roberto Mancini deve superare l'ostacolo Macedonia del Nord per volare in finale play-off, verso il mondiale di Qatar 2022. Fischio d'inizio alle 20.45 al Barbera di Palermo.

Roberto Mancini cerca l'accesso a Qatar 2022
Roberto Mancini cerca l'accesso a Qatar 2022

La compagine di Blagoja Milevski non ha nulla da perdere e i fantasmi del cataclismatico play-off del 2018 con la Svezia sferzano l’Italia

C’è un lembo strappato della ex Jugoslavia meridionale che pulsa ancora in quelle vene. Di quando in quando - a dire il vero con la cadenza di una festività comandata - decide, impudente, di spuntare fuori. Poi devi mettere nel conto un sentimento identitario acerbo certo, eppure poderoso al punto di sospingere fisicamente chi ne è attraversato. Infine, la scrupolosa organizzazione di chi sa di essere sfavorito e dunque intasa ogni fessura, per poi svaporare in avanti d’un tratto. Ecco: se mescoli tutto ottieni quell’implausibile fenomeno pallonaro che è la Macedonia del Nord.

L’avversaria di stasera degli azzurri (fischio d’inizio alle 20.45) sarebbe stata derubricata a materasso da crivellare fino ad una manciata di anni fa. Adesso no. Adesso davanti ai ragazzi di Mancini si staglia un blocco che si è piazzato alle spalle della Germania nel girone J, concedendosi pure il lusso irriverente di espugnarla a domicilio. Gli ultimi successi contro Armenia e Romania hanno fatto il resto. L’idea di piluccare avidamente sulle macerie calcistiche di questi avversari è un pensiero che aveva appiccicata una data di scadenza. Così eccoli a scampanellare al Barbera di Palermo, per tentare di sgambettare l’Italia.

Sgombrato il campo dal dubbio che quelli non ci stanno più a farsi surclassare, bisogna dribblare anche la cabala. I due unici precedenti con la Macedonia del Nord risalgono infatti all’epopea azzurra di Giampiero Ventura: un successo ed un pareggio che indirizzarono poi verso il fatidico play off contro la Svezia. Lo spettro di quella qualificazione al mondiale di Russia, colata a picco a seguito di un deprimente 0 a 0 a San Siro, si agita ancora in sottofondo. Perché fallire consecutivamente non si può. Specie se ti chiami Italia. Specie se la scorsa estate sei diventata campione d’Europa.

L’aspetto mentale è in grado di imprimere sterzate brusche alla contesa. Il rischio, per Immobile e compagni, è quello di sentirsi già virtualmente proiettati ad una finale con il Portogallo, inciampando così in un improvvido calo di tensione. Del resto gli scribi italiani e il gruppo, inutile negarlo, a quello pensano da mesi. Lo spauracchio lusitano deve però venire dopo. Prima c’è da rimanere saldamente proiettati nel presente.

Così l’analisi si fa più rudimentale, ma anche maggiormente concreta. Blagoja Milevski, 50 anni, guida un gruppo che farà della compattezza il suo mantra. Nel probabile e abbottonato 4-5-1 di questa sera manca la stella Elmas, impiegato a intermittenza nel Napoli, ma spunta un’altra vecchia conoscenza del calcio italiano e di Palermo in particolare, Aleksandar Trajkovski. Molto ricadrà anche sulle spalle di Enis Bardhi, talentuoso fantasista in forza al Levante: è lui ad aver ereditato il lascito spirituale di Goran Pandev, il macedone più noto di sempre in Italia. Scendendo verso il basso i leader carsici della squadra sono anche l’estremo difensore Stole Dimitrievski (inquilino da un pezzo tra i pali del Rayo Vallecano) e Ezgjan Alioski (un recentissimo passato al Leeds). Quel che più desta pensieri insidiosi è l’organizzazione di gruppo che arma questa squadra, pronta a soppesare ogni decisione muovendosi in sincrono. La Macedonia ha sfoggiato un’inedita solidità difensiva nelle qualificazioni, oltre ad una certa propensione alla rappresaglia mordi e fuggi. Tradotto: occhio ai contropiede velenosi che cercano il rimorchio del folto centrocampo.

Quanto all’Italia, lo squilibrio di forze in campo è una consapevolezza acquisita, ma bisognerà evitare i tranelli di una mente già proiettata a Cristiano Ronaldo, oltre a studiare fin da subito una valida opzione per scardinare una nazionale che giocherà con dieci uomini dietro alla linea della palla. I dubbi del mister riguardano specialmente il possibile recupero di Giorgio Chiellini al centro della difesa, dato che anche Bonucci si trova ai box. Non dovesse farcela, sono pronti Bastoni e Mancini. Ai lati agiranno Florenzi e Emerson, prima di inoltrarsi nel centrocampo tutto qualità e garra composto da Barella, Jorginho e Verratti (e in panchina scalpita Pellegrini, immerso fino al collo in un momento radioso). Davanti Insigne, Immobile e Berardi.

Il peso specifico dell’assenza di Federico Chiesa è un macigno, ma il tridente attuale (occhio anche al Golden Boy Scamacca, pronto a subentrare) dovrebbe essere più che sufficiente ad incrinare la retroguardia macedone, fino a farla collassare.

Insomma potrebbe non essere una passeggiata nel parco, ma batterli è un imperativo categorico. In fondo siamo i campioni d’Europa. Al Portogallo penseremo poi.

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