La Signora dà lezione in casa Barça

I catalani schierano 4 punte, ma niente da fare. E domani sorteggio per la semifinale

La Signora dà lezione in casa Barça

nostro inviato a Barcellona

Due prodigi fanno volare la Juve in semifinale di Champions League. Dopo il capolavoro offensivo dell'andata, la Signora confeziona al Camp Nou l'elogio della difesa. Un muro quello eretto davanti a Buffon che alla lunga spegne i centomila tifosi blaugrana e il loro sogno di un'altra remuntada storica come quella contro il Psg. Ma i bianconeri non sono i francesi e Messi e compagni l'avevano già capito all'andata e i proclami al limite dell'arroganza di Luis Enrique si sono rivelati più che altro disperazione. Incredibile la prestazione difensiva della Juve che ha concesso il giusto ma è uscita imbattuta da uno stadio che in Europa festeggiava solo vittorie da quindici gare: oltre 500' senza prendere gol. Disinnescata la MSN con Leo che non riesce ancora a segnare a Buffon. E ora con le due di Madrid, Real e Atletico, e il Monaco si deve completare l'opera. Perché per questa Juve siamo davvero all'ora o mai più.

Infatti neanche l'effetto Camp Nou intimorisce la Signora. Impressionante il muro dei centomila della cattedrale che ha comunque urgente bisogno di un restyling. La squadra di Allegri tiene sempre la testa alta, parte anche meglio del Barcellona, poi quando sale il ritmo dei rivali i bianconeri non si fanno problemi a mettersi a protezione di Buffon, anche con una linea a sei se c'è bisogno. Se il muro del Camp Nou a strapiombo sul campo è qualcosa che sfida le leggi della fisica, il muro che allestisce la Juventus davanti a Buffon è qualcosa di clamorosamente impenetrabile capace di respingere anche la famigerata MSN, Messi-Neymar-Suarez. Non che i tre non abbiano le loro occasioni, però non hanno il guizzo feroce dei bei tempi. E la difesa, la migliore della Champions, fa saltare i nervi anche a un fuoriclasse del calibro della Pulce che non restituisce la palla buttata fuori dalla Juve con Mandzukic a terra: i palloni d'oro per una notte brillano molto meno. Sintomo del fatto che il Barça dopo 45 minuti in cui Buffon ha dovuto fare solo una parata, proprio su Messi, incomincia a nutrire dubbi perché Pjanic e Khedira in mezzo al campo menano le danze con lucidità. Che diventerebbero incubi se Higuain fosse in serata per far male. Perché il copione si trascina scontato: blaugrana a menare le danze e bianconeri ad agire di ripartenza con il Pipita che spesso fatica. Il bentornato a Dani Alves si esaurisce subito, quando l'ex si prende cura di Neymar, gli applausi si spengono. O'Ney si accende solo a inizio ripresa, una serpentina e una percussione per provare a infiammare il Camp Nou. Cuadrado è la freccia che mette paura, ma soprattutto lo trovi da ogni parte del campo.

Perché il Barcellona è la formazione più forte del mondo, ma la Juve è squadra tremendamente compatta anche nel soffrire. C'è un momento quando scade l'ora di gioco che i padroni di casa vivono come il momento dell'adesso o mai più. Luis Enrique mette anche Paco Alcer per Rakitic. I bianconeri faticano nella gestione della palla, ma non perdono mai la testa come aveva ordinato alla vigilia Allegri. Neymar e Messi continuano a non inquadrare la porta. La Juve si raccoglie davanti a Buffon che quando sbaglia non viene punito clamorosamente da Messi. Quasi che in campo ci fosse la controfigura del giocatore che domina il palcoscenico europeo. Sfiduciato l'argentino come il Barcellona che insegue quel gol che dovrebbe scatenare la remuntada ma a un certo punto è come se ci fosse anche una parete di vetro davanti all'area bianconera. Ma soprattutto ci sono Bonucci e Chiellini che non abbassano mai la guardia. A dar man forte nel finale anche Barzagli al posto di un Dybala non brillante dopo l'assurda cura Muntari. Alla Juve manca solo il colpo per spegnere definitivamente il muro sempre meno rumoroso. Comunque c'è chi non ascolta l'ex allenatore della Roma e a cinque dalla fine lascia la tribuna. E quando i cinquemila bianconeri che hanno accompagnato nella cattedrale spagnola la Juve accompagnano con gli "olè" il possesso palla della Juve si capisce che non è più tempo di tiki taka. E il Camp Nou lo saluta alla fine, brividi. Allegri aveva detto prima del doppio confronto che era impossibile pensare di non prendere gol.

La Juve ci riesce in 180' contro una squadra capace di tutto. Questo è l'esame di laurea che promuove la Juve tra le migliori quattro d'Europa per la settima volta. Il Barcellona ha detto che il sogno può diventare realtà.

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