Stadi, impegno e streaming. Il ritorno extra dei Coldplay

Uscito il singolo «feelslikeimfallinginlove», ora si attende il disco. Il tour della band è il terzo più ricco di sempre

Stadi, impegno e streaming. Il ritorno extra dei Coldplay
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Sono un pianoforte, le tastiere a una batteria super compressa a introdurre il nuovo brano dei Coldplay che ha un titolo minuscolo e tutt'attaccato: feelslikeimfallinginlove, che più o meno significa «mi sento come se mi stessi innamorando». Di certo a fare la differenza è la voce di Chris Martin, ormai riconoscibilissima, che porta la canzone a un livello superiore. È il brano ideale per iniziare un nuovo progetto che, in linea con una tendenza ormai consolidata tra i grandi protagonisti del pop, arriva mentre non si è ancora chiuso quello precedente. Per dire, non si è ancora chiuso il tour legato al disco del 2021 Music of the Spheres, che passerà anche dall'Olimpico di Roma per quattro concerti tra il 12 e il 16 luglio ovviamente straesauriti da tempo. E, quasi a sottolineare il loro «neverending pop», l'altra sera alla Puskás Arena di Budapest hanno suonato il brano per la prima volta e, ovviamente, i video hanno invaso subito i social. Insomma, è iniziata così la storia del decimo disco di una band all'inizio chiaramente ispirata degli U2 e poi diventata anno dopo anno la sublimazione pop degli U2. Per capirci, in feelslike... c'è molto - mutatis mutandis - dello spirito che portò Bono, Larry Mullen, Adam Clayton e The Edge a scrivere quasi quarantacinque anni fa brani come I will follow.

Da allora, musicalmente, si sono succedute tre o quattro ere musicali diverse e i gusti del pubblico sono evoluti, cambiati, rinati. E oggi i Coldplay sono paradossalmente ancora più in controtendenza di quanto fossero gli U2 allora. E non solo per la imponente vocazione «green» che il 4 ottobre accompagnerà l'uscita del disco Moon music (tra l'altro con vinili realizzati al 100% con bottiglie di plastica riciclate, qui la copertina nella foto).

Ma soprattutto perché i Coldplay sono ancora «una band», ossia un gruppo di ragazzi che, con tutte le inevitabili influenze tecnologiche, suonano insieme strumenti ormai in estinzione come chitarra basso e batteria e lo fanno senza problemi anche negli stadi. Nell'epoca delle «sequenze» e dell'«autotune» è un valore aggiunto che da solo meriterebbe già l'ascolto.

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