Strasburgo bocciata: «Il crocifisso? Resterà nelle scuole»

Per Giuseppe Colosio, direttore scolastico regionale,la sentenza sui crocefissi nelle aule della Corte di Strasburgo «non ci riguarda». «C’è una circolare dell’ex ministro Moratti sulla questione – dice –, e ad essa dobbiamo fare riferimento in tutte le scuole». Un richiamo che dovrebbe rappresentare un’indicazione in controtendenza rispetto alla realtà della scuola milanese che a dire il vero da anni nella maggioranza dei casi, soprattutto alle superiori, non vedono dietro alla cattedra alcun simbolo religioso. Il provvedimento di Letizia Moratti disponeva in effetti l’obbligo di esporre nelle aule il crocifisso, ma per lo più presidi e insegnanti delle scuole milanesi avevano preferito fare orecchie da mercante.
Che cosa succederà ora? Si provvederà a rispettare la disposizione ministeriale tuttora vigente? «Questo più che un problema politico – continua Colosio – è un problema culturale. Allora non servono tanto i proclami, ma una seria riflessione». Il crocifisso è considerato un arredo delle scuole, e come tale, deve essere fornito dalla Provincia per gli istituti superiori e dal Comune per la scuola dell’obbligo. «Che mi risulti – dice Bruna Sinnone, preside di grande esperienza ora consulente dell’assessore provinciale all’istruzione Marina Lazzati – solo il preside del liceo classico Tito Livio lo scorso anno ha provveduto a spese del bilancio della scuola a dotare le aule di crocifisso. Nella stragrande maggioranza dei casi questo simbolo è comunque da decenni sparito. Nemmeno gli insegnanti di religione cattolica in genere sollevano il problema. Una situazione che si è creata soprattutto nel periodo delle occupazioni studentesche. Per evitare incidenti gli insegnanti lo mettevano in un cassetto della cattedra. Anche se il crocifisso restava un simbolo significativo per gli studenti».
Rari in ogni modo i casi di ripristinare il simbolo religioso. «Alcuni anni fa - continua la professoressa Sinnone - il preside dell’istituto Natta era riuscito a farsi finanziare i crocefissi dalla Provincia, ma non li ha mai esposti. Evidentemente non voleva scontrarsi con nessuno». E se oggi un istituto superiore volesse rimediare? Dovrebbe chiedere l’intervento dell’amministrazione provinciale, ma resterebbe amaramente deluso. Basta sentire che cosa dice il funzionario addetto a questa partita: «Da anni le scuole non ci fanno richiesta di crocefissi. Ora poi il capitolo di spesa per questa voce è a zero. Non c’è nemmeno un euro da spendere a questo scopo». Difficile che la situazione possa modificarsi.

«Del resto – dice Giuliana Pupazzoni, dirigente scolastico provinciale – questa è una questione che le scuole nella loro autonomia devono gestire. Ed è chiaro che ogni scuola tiene conto della sua realtà, soprattutto nei casi in cui si registra una presenza preponderante di alunni di diversa cultura e diverso credo religioso».

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