Timori per il corteo degli indignados a Roma L'allarme degli 007: "Azioni radicali e infiltrati"

Massima allerta in vista del corteo degli indignados italiani che sabato prossimo sfileranno nella Capitale. Le forze dell'ordine si aspettano fino a un milioni di partecipanti. C'è il rischio di azioni radicali. Indymedia: "Emerge la spinta affinché sia indicazione di conflitto sociale"

Timori per il corteo degli indignados a Roma 
L'allarme degli 007: "Azioni radicali e infiltrati"

C'è la massima allerta in vista del corteo degli indignados italiani che sabato prossimo sfileranno nella Capitale. L'intelligence è già al lavoro: in continuo contatto con le altre polizie dei principali Paesi dell'Eurozona, i nostri 007 temono disordini e tafferuglio. Proprio come il 14 dicembre dello scorso anno quando, durante il corteo degli studenti, fu assediato il centro storico con scene di guerriglia urbana. C’è, infatti, il rischio che gli indignados italiani siano in contatto con quelli che, sempre sabato, scenderanno nelle piazze delle varie capitali. Proprio per questo, sono già in corso sopralluoghi in diversi obiettivi sensibili nella Capitale.

Al di là del percorso, che prevede un corteo da piazza della Repubblica a San Giovanni passando davanti al Colosseo, l'intelligence non esclude azioni improvvisate in altre zone della città. Il timore è che, all'interno del corteo, possano infiltrarsi facinorosi con l'intenzione di mettere a ferro e fuoco la città. Per questo saranno posizionati dispositivi di sicurezza flessibili per gestire tutti gli scenari, con strade chiuse e percorsi vietati a seconda delle necessitá. Giá mercoledí le forze dell’ordine saranno impegnate davanti la Banca d’Italia dove, in concomitanza con la visita del presidente della Repubblica, sono stati annunciati blitz. A detta degli organizzatori sarà "una tappa della ripresa di spazio pubblico di mobilitazione permanente, che è necessario mettere in campo per cambiare l'Italia e il nostro continente".

Pur assicurando che sarà un corteo "assolutamente pacifico e non violento", la grande manifestazione del 15 ottobre è già stata ribattezzata la "giornata internazionale della rabbia". Gli stessi organizzatori temono e non escludono incontrollabili "azioni di singoli". Blitz radicali di frange estreme e incursioni di black bloc che possano degenerare in scontri con le forze dell’ordine. In tutto saranno 210 le mobilitazioni già previste per sabato in tutta Europa, nel Mediterraneo e in altre regioni del mondo. Per il momento non si può ancora immaginare quante persone sfileranno a Roma: blog e social network stanno raccogliendo migliaia di adesioni. Su Facebook al profilo degli indignati dedicato alla "Manifestazione globale dei cittadini" si sono iscritte più di 3mila persone, ma anche su Twitter si moltiplicano gli inviti a partecipare al corteo.

"Sono già centinaia i pullman noleggiati per partire per Roma, quasi tutti autorganizzati e provenienti da tutta Italia", fanno sapere dal Coordinamento 15 ottobre. Al bando bandiere e simboli di partito o di sindacato: "Le forze politiche e sindacali che si sentono di condividere questo spazio pubblico devono consentire che i movimenti siano i veri protagonisti di questa giornata". Lo slogan sarà probabilmente "Its not our debt - Global revolution" (Non è il nostro debito - Rivoluzione globale). Sabato scorso a Roma, al teatro occupato Volturno, si sono incontrati alcuni rappresentanti di movimenti e collettivi antagonisti che parteciperanno alla manifestazione. Paolo Di Vetta di "Blocchi precari metropolitani" ha aperto l’assemblea spiegando che "molti non vogliono andare a San Giovanni o fare una manifestazione rituale", evocando le proteste degli studenti contro le banche e Moody’s a Milano. Mario Paladini, veterano del movimento antagonista toscano, ha spiegato che "tra gli studenti fiorentini scesi in piazza in tanti 'storcono il naso' allìidea di una manifestazione tradizionale". Insomma, sono in molti a spingere per "una maggiore radicalità nella pratica in piazza". In generale insomma, riassume Indymedia, "cresce il malessere per una manifestazione nazionale a Roma troppo rituale ed emerge la spinta affinché sia indicazione di conflitto sociale".

Che questa "spinta" possa poi far precipitare la

situazione è una variabile che a Roma si è già realizzata il 14 dicembre del 2010, quando in città si verificò una vera guerriglia urbana con auto e blindati delle forze dell’ordine dati alle fiamme in piazza del Popolo.

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