Tre lettere spedite agli affetti perduti

Un nuovo libro di La Capria è come un regalo personale, scritto apposta per il mio piacere di lettrice; suggerirne ad altri la lettura è condividere questo piacere. L’amorosa inchiesta (Mondadori, pagg. 124, euro 16,50) si compone di tre lettere immaginarie, al primo amore, alla figlia maggiore, al padre scomparso. L’indagine sul passato, sulle fatali incomprensioni di cui ogni legame affettivo è tessuto, in fondo, non approda a niente. Nonostante l’apparenza, non si tratta di un libro dei rimpianti, delle spiegazioni tardive, di quello che poteva essere e non è stato. L’incantevole leggerezza di tocco della scrittura riflette una leggerezza della memoria, malinconica e non tragica.

Non c’è vera colpa, nelle inadeguatezze paterne, filiali, amorose di La Capria, al massimo la distrazione, le inevitabili smagliature della coscienza. Vale per tutti la risposta della fidanzatina adolescente all’inconsapevolezza del protagonista, che chiede «Ma che t’ho fatto?». E lei, esasperata e saggia: «Niente! Capito? Niente!».

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