
Tutta la vicenda, nel settore urbanistica, che coinvolge Ada Lucia De Cesaris (nella foto), comunque «non indiziante» nei suoi confronti, è «effettivamente meritevole di approfondimento investigativo». Questo anche per «chiarire i rapporti di Cerri con i vari indagati» oltre a quelli della ex vicesindaco e assessore all'Urbanistica con lo stesso architetto Marco Emilio Cerri (lui indagato, a differenza di lei).
Il nuovo tassello del caso urbanistica emerge dalle motivazioni del provvedimento con cui, nelle scorse settimane, il tribunale del Riesame ha respinto il ricorso presentato dal legale di De Cesaris, l'avvocato Salvatore Scuto. Il ricorso era contro la perquisizione, con sequestro del telefono e altri dispositivi, subito da De Cesaris il 7 novembre da parte del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf nell'ambito di una delle inchieste, coordinate dall'aggiunto Tiziana Siciliano e dai pm Marina Petruzzella, Paolo Filippini e Mauro Clerici, sul «sistema illecito» della gestione urbanistica in città. In particolare sul progetto immobiliare di via Lamarmora 23-27.
Stando al provvedimento del Riesame, la ex vicesindaco, «consulente» di una banca «sul merito creditizio in relazione all'operazione immobiliare», avrebbe «rivelato» all'architetto Cerri - progettista ed ex componente della Commissione paesaggio, interdetto dalla professione in un filone che ha portato all'arresto il 5 marzo dell'ex dirigente comunale Giovanni Oggioni - «il contenuto» di una riunione interna all'istituto di credito, «facendogli sapere» che il costruttore l'aveva «estromesso dal progetto, confermando il vecchio progettista». Senza Cerri tra l'altro la pratica edilizia, come ricostruito dai pm, si era arenata. Da quel momento inoltre sarebbero anche cambiate le condizioni di finanziamento del prestito bancario. Per i giudici Galli-Amicone-Natale dunque servono «ulteriori indagini», anche attraverso il «sequestro di dati» dei dispositivi. Secondo un teste, «fu Cerri a dirgli» che era stata De Cesaris a «rivelargli che la riunione si era svolta senza di lui e con la partecipazione del vecchio progettista».
Il Riesame sottolinea poi che i progetti immobiliari finiti nelle indagini della Procura sono «espressione di un vero e proprio sistema di malgoverno, da parte della Commissione per il paesaggio del Comune di Milano».
Per i giudici i «numerosi casi» nel mirino dei pm fotografano un «malgoverno» che riguarda «l'attività di pubblica amministrazione» e «tutela dell'interesse pubblico» in «edilizia». Nel caso ad esempio di via Lamarmora le testimonianze sarebbero state «esemplificative» di «un atteggiamento ostruzionistico dell'Amministrazione» verso architetti e progettisti che non sono «intranei» al sistema.
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