Altro che dinosauri: i computer ora si evolvono (però si estinguono i dvd)

Altro che dinosauri: i computer ora si evolvono (però si estinguono i dvd)

Eppure avevano detto che era arrivata l’era «post-pc», intendendo che i vecchi computer, portatili compresi, erano praticamente dei dinosauri. Se non rottami. Per intenderci l’aveva detto anche Tim Cook, il nuovo padrone di Apple, presentando la terza edizione dell’iPad: «Questi strumenti stanno cambiando le nostre vite». Una finta praticamente, perché se poi la stessa casa della Mela ti sforna un nuovo MacBook Pro che è una meraviglia, capisci che la corsa alla tecnologia è una lunga sfida tra sprinter dove si studiano le mosse dell’avversario prima di fare lo scatto. E di solito Apple li avversari li lascia sfogare prima di colpire.
In pratica: non si fa appena a parlare di netbook, ultrabook e similari ed ecco che sul mercato arriva qualcosa di mai visto. O meglio: di visto, ma mai così. Di MacBook Pro, infatti, ne è pieno ormai il mondo, ma quest’ultimo - il MacBook Pro Retina, diventa davvero un oggetto di culto non appena viene annunciato, così com’è successo lunedì scorso a San Francisco. E siccome era difficile ridestare l’interesse del mercato sui pc - vista l’attesa spasmodica che c’è di notizie su iPhone5 e di iTv -, c’è da dire che a Cupertino ne hanno combinata un’altra. Tutta a loro vantaggio, ovviamente.
Ma che cos’ha questo computer per essere così innovativo? Lo schermo, prima di tutto, cioè la trasposizione in grande - stiamo parlando di 15 pollici - di quello che s’è già visto prima su iPhone e poi su iPad. E sono i numeri che parlano chiaro: nel nuovo MacBook Pro Retina ci sono oltre 5 milioni di pixel, praticamente - per capirci - 3 milioni di puntini magici in più di un televisore Full Hd, con una densità di 220 pixel per pollice. E Retina vuol dire che l'occhio umano non è in grado di distinguere i singoli pixel da una normale distanza, cosìcché testo e grafica (e soprattutto immagini) appaiono incredibilmente nitidi, con in più un angolo di visualizzazione di 178 gradi, il 75 percento di riflesso in meno e il 29 per cento di contrasto in più rispetto alla generazione precedente di computer Apple. Basta così? Ovviamente no: perché i nuovi supercomputer - che si accompagnano comunque ad nuove linee di MacBook Air e MacBook Pro, tutte rivedute, migliorate e velocizzate - sono dotati anche di memoria flash, ovvero ciò che permette di accendere il pc e non dover aspettare che l’hard disk si carichi per cominciare a lavorare. Tutto immediato in pochissimi secondi. Risultato: si parte da 8 Giga di memoria e 256 di archivio per arrivare fino a 512 con una velocità da fulmine. Roba che nella preistoria - cioè giusto qualche anno fa - si vedeva solo nei computer da tavolo, quelli che ingombravano case e uffici e che ci sembravano così avveneristici. Era già il Duemila.
Tutto questo però ha ovviamente un prezzo e non si parla solo di moneta. Sì, è vero, un MacBook Pro Retina parte da 2.299 euro - mica bruscolini - contro i 1.279 del MacBook Pro e i 1.079 del MacBook Air, tra l’altro - come detto - aggiornati con nuove tecnologie e sempre più efficaci. Ma in più la nuova generazione di supercomputer introduce il concetto che ci sono cose di cui si può fare tranquillamente a meno. In questo caso del lettore dvd, immolato alla causa dello spessore (1,8 cm), del peso (2,1 kg) e della batteria (7 ore di utilizzo, fino a 30 ore in stand-by).
Siamo, quindi, entrati definitivamente nell’era del cloud e la nuvola digitale che fino a poco tempo fa era un concetto un po’ vacuo, si sta riempiendo di contenuti. La filosofia di Apple è che insomma tutto quello di cui abbiamo bisogno è sopra la nostra testa (che sia già nostro o che ci arrivi in streaming), mentre ciò che ci serve per arrivarci è uno strumento sempre più tecnologico e moderno, di semplice utilizzo e possibilmente stupefacente a vedersi. Ovvero (per ora, sia chiaro) il MacBook Pro Retina Display.
Naturalmente, come sempre succede, le rivoluzioni cominciano tra gli applausi ma anche con gente che storce il naso. E su internet messaggi del tipo «ma manca il dvd!!!!!» si sono sprecati. Siccome però in molti avevano subito detto che non avrebbero mai un iPhone e poi che l’iPad fosse un oggetto assolutamente inutile, la storia dell’hitech insegna che Apple - anche senza più Steve Jobs - di solito raccoglie le idee (magari anche di altri) e poi detta la linea.

La dimostrazione ad esempio viene dal mondo della «App» che Cupertino lanciò tra lo scetticismo generale: a che cosa sarebbero mai servite? A questo: lunedì Tim Cook ha annunciato che finora i programmi per smartphone, tabel e pc della casa hanno generato un afflusso di denaro nelle tasche degli sviluppatori di tutto il mondo pari a 5 miliardi di dollari. E siccome Apple di solito divide 30-70, immaginatevi adesso cosa potranno fare in futuro 5 milioni di pixel.

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