Con "Ammura" i Tommasi dall'Amarone all'anima dell'Etna

Affascinanti il fico d'india e il tarassaco, impressi sulle etichette con "texture materiche e colori profondi, messi a richiamare la lava, la terra scura e i contrasti cromatici di un paesaggio scolpito dal fuoco"

Con "Ammura" i Tommasi dall'Amarone all'anima dell'Etna
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La storia, ma soprattutto il presente e il futuro della famiglia Tommasi distillati in un bicchiere.Nel piatto, questa settimana, il Tacos di tonno rosso con guacamole al lime di Casa Savini tartufi di via Cusani per stappare la prima produzione di Ammura Etna Bianco. Un triplo salto, ma non poi così mortale, quello dalle solide radici affondate nella Vapolicella alle atmosfere rarefatte della nuova tenuta a Linguaglossa (570 metri slm) sulle pendici d'A'Muntagna: per i siciliani (ma non solo per loro) madre generosa e imprevedibile, presenza ancestrale che scandisce il ritmo della vita. E di una terra «in continuo mutamento, mai uguale a se stessa», racconta Giancarlo Tommasi, direttore tecnico di Tommasi family estates. Un mondo, ma soprattutto una famiglia, unita come raramente capita di vederne nell'intreccio tra affetti e affari, che con l'approdo siciliano nel 2022 ha raggiunto i 799 ettari vitati in sette regioni. E quindi «Ammura», musicale vocabolo di origine araba per dire «affascinante» o «amata» e oggi versare un sorprendente (anche nel prezzo) Etna Bianco doc: 100 per cento Carricante prodotto al momento in 12.500 bottiglie in un terreno dalla resa tanto preziosa, quanto parca. A fargli compagnia le sensazioni vulcaniche di un Ammura Etna Rosso doc: 100 per cento Nerello Mascalese, in 10.300 bottiglie, nell'occasione versato con una Tagliata di filetto in crosta di panko su lingotto di schiacciata di patate e riduzione al radicchio balsamico. Affascinanti il fico d'india e il tarassaco, impressi sulle etichette con «texture materiche e colori profondi, messi a richiamare la lava, la terra scura e i contrasti cromatici di un paesaggio scolpito dal fuoco». Perché, assicura Giancarlo Tommasi, «questa acquisizione è un tributo alla bellezza e alla complessità di uno dei territori più affascinanti d'Italia che ci permette di raccontare un'altra sfumatura dell'eccellenza vitivinicola italiana con la dedizione e il rispetto che ci contraddistinguono».

E così se in ogni settore dell'azienda, dall'enologia al marketing, c'è un Tommasi e la generazione precedente tra gli 82 e i 77 anni è ancora in cantina, anche a occuparsi della tenuta Ammuri è chiamata gente del territorio. Un segno di rispetto, con vendemmie fatte a mano in casse da 20 kg e la cantina per vinificazione e all'affinamento. Senza però mai dimenticare De Buris e l'Amarone.

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