Diventa mamma dopo un tumore raro: è il primo caso al mondo

Angelica, a soli 27 anni, ha ricevuto una diagnosi di un tumore raro all'osso sacro. Rimasta incinta, è riuscita a portare a termine la gravidanza e a partorire naturalmente grazie ai medici del San Matteo di Pavia e del Cnao che hanno eseguito una procedura del tutto inedita per il trattamento della malattia

Diventa mamma dopo un tumore raro: è il primo caso al mondo

Dare alla luce un bimbo è sempre un piccolo, grande miracolo. Ma per Angelica, 27 anni, mettere al mondo la sua dolcissima Federica lo è stato un po'di più. Nel 2019 ha scoperto di avere un tumore raro dell'osso sacro, circostanza che l'ha costretta a sottoporsi ad un trattamento oncologico. Non uno di routine, ma un ciclo di adroterapia sulla pelvi con ioni carbonio, la forma più avanzata di radioterapia, preceduto da un intervento del tutto insolito di dislocazione contemporanea del retto, dell’utero e delle ovaie, che le ha permesso di rimanere incinta e di partorire poi naturalmente. Merito di un'equipe medica di eccellenza, formata da oncologi, ginecologi, ostetriche del Policlinico "San Matteo" di Pavia e del CNAO. "A nostra conoscenza – dice Maria Rosaria Fiore, medico radioterapista oncologo del CNAO e referente del trattamento dei sarcomi dell’osso - è la prima volta al mondo che si eseguiva un trattamento con ioni carbonio alla pelvi preceduto da una procedura di questo tipo per proteggere la fertilità. Le sedute si sono svolte nell’estate del 2019; nella primavera 2022 Angelica ci ha comunicato di essere incinta".

La diagnosi di tumore

Il calvario di Angela comincia nel 2019, quando riceve la diagnosi di condrosarcoma di grado 1 del sacro - un tumore raro dell'osso sacro - vicinissimo a retto, utero e ovaie. Dalla Campania, dove vive, decide di farsi curare al Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica di Pavia. Escluso l'approccio chirurgico, i medici optano per una dose massiccia di adroterapia "non compatibile con quella tollerata dagli organi a rischio adiacenti, in particolare il retto e, data la giovane età di Angelica, l’utero e le ovaie", spiega Amelia Barcellini, radioterapista oncologo del CNAO. Per preservare l'utero e le ovaie della giovane paziente, gli specialistici scelgono una procedura chirurgica del tutto insolita rispetto a quella standard. "Per distanziare retto e utero abbiamo usato un dispositivo in silicone, detto ‘spacer’. Se le ovaie fossero state lasciate in sede, avrebbero ricevuto una dose di radiazioni tale da renderle inattive dal punto di vista ormonale, determinando anche una menopausa radio-indotta. - continua la dottoressa Barcellini -Per evitare che questo accadesse, occorreva dislocarle affinché non risentissero neanche di una eventuale minima dose di irradiazione. Poiché ogni intervento sulle ovaie non è esente da rischi, Angelica si è sottoposta anche a una crioconservazione ovocitaria, per permetterle in un futuro di diventare madre. Abbiamo seguito la sua funzionalità ormonale durante tutti i controlli, senza mai evidenziare delle alterazioni". "Nello specifico - spiega il professor Lorenzo Cobianchi, chirurgo del Policlinico San Matteo che ha eseguito l’intervento di dislocazione degli organi vicini al tumore – le ovaie sono state anteriorizzate fissandole alla parete addominale, dopo aver dislocato il retto e l’utero con uno spacer in modo da risparmiare queste strutture dal fascio di particelle".

Il racconto di Angelica

Dopo il trattamento, Angelica è in perfetta salute e forma fisica. Ma mai e poi mai avrebbe immaginato di rimane incinta per vie naturali. Eppure, il miracolo è accaduto. "Ho scoperto di essere rimasta incinta durante il weekend della Festa della Mamma dell’anno scorso", racconta la 27enne. "Dopo le terapie cui mi ero sottoposta, non mi aspettavo che potesse accadere per vie naturali né di avere una gravidanza in cui tutto è stato davvero perfetto. - continua - All’inizio ero molto spaventata, avevo mille dubbi, non si sapeva come avrebbe reagito il mio corpo. Per questo ho deciso di farmi seguire là dove erano stati in grado di trattare il mio tumore e conoscevano bene la mia storia. Pavia mi aveva ridato la vita e la possibilità di dare la vita: la mia bambina doveva nascere lì. La dottoressa Amelia Barcellini del CNAO e la dottoressa Chiara Cassani del Policlinico San Matteo mi hanno preso per mano e da quel momento mi sono sentita al sicuro, ho ritrovato la serenità. Tanto che all’ultimo mese di gravidanza mi sono trasferita a Pavia, per essere certa che, anche in caso di parto prematuro, sarei stata assistita dalle ‘mie’ dottoresse".

La gravidanza e il parto

Alla luce della sua storia di paziente oncologico, la gravidanza di Angelica assume subito i contorni di una vicenda a dir poco eccezionale. "A partire dalla ventesima settimana, abbiamo sottoposto Angelica a ecografie mensili per monitorare il funzionamento della placenta e la corretta crescita della bambina - illustra Chiara Cassani, ginecologa oncologa del Policlinico San Matteo che ha fatto nascere la piccola Federica - Non essendoci dati di letteratura specifici di gravidanza dopo adroterapia, abbiamo ritenuto che gli eventuali rischi potessero essere assimilabili a quelli riportati per la radioterapia convenzionale con raggi X, in primis il rischio di ritardo nella crescita fetale. Rischio scongiurato perché la gravidanza non ha dato problemi e Federica è cresciuta regolarmente". Lo scorso 23 dicembre è stato pianificato un parto cesareo a carattere tutelativo. Per via "delle radiazioni, infatti, il rischio di frattura sacrale durante un parto naturale era elevato. - continua la dottoressa Cassani - delle radiazioni, infatti, il rischio di frattura sacrale durante un parto naturale era elevato.".

Il primo caso al mondo

Oggi, Angelica e la piccola Federica godono entrambe di ottima salute. Merito soprattutto dei medici coraggiosi che si sono fatti carico dei rischi che l'intervento prima, e la terapia poi, avrebbero comportato. "Date le molte incognite che circondavano questa gravidanza – dicono all’unisono gli esperti – per noi sarebbe stato più ‘comodo’ farla terminare appena possibile, facendo nascere la bambina alla trentaseiesima settimana con una piccola prematurità. Invece ci abbiamo creduto fino in fondo, fissando la data del parto due giorni prima del Natale, in modo che Federica restasse per tutto il tempo necessario nella pancia della mamma. Ed è stata una nostra precisa scelta.

I pazienti hanno già il peso della malattia da portare sulle spalle, ci sono momenti in cui dev’essere il medico ad avere il coraggio di prendere delle decisioni, con tutto il carico di responsabilità che queste comportano". Non una storia a lieto fino ma un piccolo, grande miracolo.

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