Azzoppato il legittimo impedimento L'ultima parola sul Cav resta ai giudici

Il verdetto della Consulta: la decisione in parte boccia e in parte interpreta il ricorso sul legittimo impedimento. La Corte Costituzionale elimina la certificazione di Palazzo Chigi sull'impedimento e l'obbligo per il giudice di rinviare l'udienza fino a sei mesi. I giudici dovranno decidere caso per caso. I legali del premier: "La Consulta ha equivocato". Vai alla sezione speciale. E ora cosa succederà al governo? VOTA IL SONDAGGIO. Il video editoriale del direttore Sallusti: GUARDA

Azzoppato il legittimo impedimento 
L'ultima parola sul Cav resta ai giudici

Roma - Bocciatura parziale e scudo azzoppato. E' questo il verdetto dei giudici della Corte Costituzionale. Dopo cinque ore di camera di consiglio la Consulta ha in parte bocciato e in parte interpretato le norme sul legittimo impedimento. Una decisione di compromesso che, di fatto, passa la palla nelle mani delle toghe che, di volta in volta, decideranno se l'impedimento del premier è, a loro giudizio, legittimo. Bocciato il comma 4 dell'articolo 1, quello che prevedeva l'obbligo per il giudice di rinviare l'udienza fino a sei mesi. La sentenza allunga ulteriormente il percorso processuale del premier: apre infatti ad altri possibili interventi della Consulta tutte le volte che il giudice deciderà di riconoscere o non riconoscere il legittimo impedimento del presidente del Consiglio. Così il Cavaliere torna nelle mani dei giudici. Secondo i più stretti collaboratori Berlusconi avrebbe reagito con il consueto ottimismo definendo la sentenza un compromesso accettabile

Un compromesso Il voto è stato espresso con maggioranze variabili, a seconda dei commi che venivano valutati. La Corte Costituzionale ha posto diversi paletti alla legge. In particolare, la Consulta ha bocciato in parte anche il comma 3, affidando al giudice la valutazione del legittimo impedimento. La Consulta ha inoltre fornito una interpretazione del comma 1, ritenendolo legittimo solo se, nell'ambito dell'elenco di attività indicate come impedimento per premier e ministri, il giudice possa valutare l'indifferibilità della concomitanza dell'impegno con l'udienza, nell'ottica di un ragionevole bilanciamento tra esigenze della giurisdizione, esercizio del diritto di difesa e tutela della funzione di governo, oltre che secondo un principio di leale collaborazione tra poteri.

Berlusconi: "Andiamo avanti" Guardiamo il bicchiere mezzo pieno. Il premier, secondo quanto riferiscono i suoi più stretti collaboratori, avrebbe commentato la sentenza definendola "un compromesso accettabile". Il presidente del Consiglio si attendeva un esito di questo tipo e avrebbe ribadito che la decisione non influenzerà in alcun modo l’esecutivo: sono tranquillo, andiamo avanti, avrebbe detto il Cavaliere.

Alfano: "La sinistra ha perso la scommessa" "Sono surreali le grida esultanti di una sinistra che scommetteva sulla bocciatura della legge sul presupposto che era tutto già scritto e compreso nella fattispecie prevista dal vigente codice di procedura penale all’art. 420 ter. Questa scommessa la sinistra l’ha persa", ha commentato il guardasigilli Angelino Alfano. "Siamo convinti - ha aggiunto -, che il principio di leale collaborazione spingerà i giudici a non tradire lo spirito di questa sentenza. Attendiamo comunque di leggere le motivazioni per una più approfondita valutazione della decisione". 

I legali del premier: "La Consulta ha equivocato" Una parziale vittoria, i legali del presidente del Consiglio accolgono così la decisione della Corte Costituzionale "La legge sul legittimo impedimento nel suo impianto generale è stata riconosciuta valida ed efficace e ciò è motivo evidente di soddisfazione. Nell'intervenire su modalità attuative - hanno dichiarato gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo, in una nota -, la Consulta sembra avere equivocato la natura e la effettiva portata di una norma posta a maggior tutela del diritto di difesa e soprattutto della possibilità di esercitare serenamente l’attività di governo, non considerando la oggettiva impossibilità, come dimostrato dagli atti, di ottenere quella leale collaborazione istituzionale già indicata dalla corte stessa, con una autorità giudiziaria che ha addirittura disconosciuto legittimità di impedimento ad un consiglio dei ministri. Comunque - hanno concluso -, le sentenze della corte debbono essere ovviamente rispettate e sarà possibile comprenderne la reale portata nella pratica attuazione soltanto dopo aver letto la motivazione". 

I rilievi costituzionali Il comma 4 è stato bocciato per irragionevole sproporzione tra diritto di difesa ed esigenze della giurisdizione (secondo il terzo articolo della Carta costituzionale), prevede nello che: "Ove la Presidenza del Consiglio dei ministri attesti che l’impedimento è continuativo e correlato allo svolgimento delle funzioni di cui alla presente legge, il giudice rinvia il processo a udienza successiva al periodo indicato, che non può essere superiore a sei mesi". Sul comma 3 la Corte è invece intervenuta con una pronuncia "additiva" che prevede che "il giudice, su richiesta di parte, quando ricorrono le ipotesi di cui ai commi precedenti, rinvia il processo ad altra udienza". Il comma 1, di cui la Consulta ha invece dato una interpretazione conforme alla Costituzione, prevede che per premier e ministri, chiamati a comparire in udienza in veste di imputati, costituisce legittimo impedimento "il concomitante esercizio di una o più delle attribuzioni previste dalle leggi o dai regolamenti". A seguire, sempre il primo comma, elenca i riferimenti normativi riguardanti specifiche attività tra le quali, ad esempio, il consiglio dei ministri, la conferenza Stato-Regioni, impegni internazionali etc. Dopo questo elenco minuzioso, il comma 1 prevede che sono oggetto di legittimo impedimento le "relative attività preparatorie e consequenziali, nonchè ogni attività comunque coessenziale alla funzioni di governo".

Ora rimane un'incognita:

quale impatto avrà la decisione della Corte Costituzionale sulla solidità del governo? 

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