Bossi insiste sui ministeri al Nord "La Carta non dice dove stanno"

Dura replica di Bossi al capo dello Stato: "Il decentramento è non solo una possibilità ma anche una opportunità per il Paese". Nei giorni scorsi Napolitano aveva scritto a Berlusconi per esprimergli "viva preoccupazione" sull'apertura delle sedi decetrate alla Villa Reale di Monza: "E' inimmaginabile una capitale diffusa". Ma il Senatur non fa un passo indietro: "I ministeri li abbiamo fatti e li lasciamo lì". La sinistra cavalca subito le parole del Colle e minaccia di presentare una mozione di sfiducia. Berlusconi invita tutti quanti a seguire i rilievi del Quirinale. Ma Bossi insiste, pur assicurando che i rapporti col Colle restano saldi: "Ora vado a casa nella capitale, che è Milano..."

Bossi insiste sui ministeri al Nord 
"La Carta non dice dove stanno"

Roma - "Napolitano non si preoccupi. I ministeri li lasciamo lì, siamo convinti che il decentramento è non solo una possibilità ma anche una opportunità per il Paese". Il ministro delle Riforme Umberto Bossi replica seccamente alla lettera che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva inviato nei giorni scorsi al premier Silvio Berlusconi per esprimere "viva preoccupazione" sull'apertura delle sedi decentrate di tre ministeri nella Villa Reale di Monza. Una frizione istituzionale che ha dato il via alle solite invettive dell'opposizione: ci si sono fiondati subito contro, hanno gridato allo scandalo e minacciato di presentare una mozione di sfiducia. A cavalcare la rivolta è Antonio Di Pietro che cerca una fronda in parlamento per riuscire a mandare a casa il governo. Ancora una volta è Berlusconi prova spegnere ogni polemica invitando tutti quanti a tenere conto dei rilievi fatti da Napolitano, ma il Senatur insiste pur spiegando che i rapporti col Colle non si romperanno.

Nel colloquio di ieri sera con il capo dello Stato (definito formale se non addirittura freddo da fonti parlamentari del Pdl), la questione delle sedi dei ministeri a Monza sarebbe stata solo sfiorata. Eppure, durante il Consiglio dei ministri di questa mattina, Berlusconi ha mostrato la lettera di Napolitano a tutti i componenti del governo. Ci ha pensato Gianni Letta a distribuirla a tutti quanti: "Affinché tutti possiate riflettere sulla questione". Nella lettera Napolitano ha ricordato l'articolo 114 della Costituzione che dice: "Roma è la capitale della Repubblica". Ed è proprio partendo da questo che il capo dello Stato ha criticato il decentramento dei ministeri. "La pur condivisibile intenzione di avvicinare l’amministrazione pubblica ai cittadini - si legge nella lettera - non può spingersi al punto di immaginare una 'capitale diffusa' o 'reticolare' disseminata sul territorio nazionale, in completa obliterazione della menzionata natura di capitale della città di Roma, sede del governo della Repubblica". Non solo. Secondo il capo dello Stato, "l'apertura di sedi di mera rappresentanza" andrebbe valutata "in una logica costi-benefici che, in ogni caso, dovrebbe improntarsi, nell’attuale situazione economico-finanziaria, al più rigido contenimento delle spese e alla massima efficienza funzionale".

Al termine del vertice, il Senatura ha tuttavia messo bene in chiaro che non intende di arretrare di un millimetro. "Che non si preoccupi!", ha apostrofato Bossi rispondendo indirettamente a Napolitano. Ai giornalisti che gli chiedevano se vi sia una risposta sul trasferimento dei ministeri a Monza, il leader del Carroccio ha ribadito che le sedi non si toccano: "I ministeri li abbiamo fatti e li lasciamo là". Eppure c'è chi è già pronto a cavalcare le parole di Napolitano per mettere in difficoltà il governo. Ci ha pensato il leader Idv Antonio Di Pietro che punta a "portare subito il dibattito in parlamento" presentando "una mozione di sfiducia formale nei confronti dell’intero esecutivo". Ma per farlo all'ex pm occorrono almeno sessantatre firme. Per questo, Di Pietro lancia un appello a tutta l'opposizione affinché si unisca "alla battaglia a salvaguardia della democrazia e delle istituzioni". Appello che troverà facilmente terreno fertile sia nel Partito democratico sia nel Terzo Polo di Pierferdinando Casini e Gianfranco Fini. Non a caso Pierluigi Bersani ha detto che è "indispensabile" che Berlusconi "venga a riferire in parlamento" e "accetti che finalmente si apra un dibattito sulla reale situazione dell’Italia e su come uscire dalle difficoltà".

In serata Bossi è tornato a ribadire che i ministeri non si toccano. E a Napolitano che tirava in ballo la Costituzione, il Senatur ha ricordato che nella Carta non c'è scritto da nessuna parte dove devono stare: "Teniamo conto delle sue parole, però vogliamo spostare i ministeri come fanno negli altri Paesi". Ad ogni modo il leader della Lega non vuole arrivare alla rottura istutuzionale,scontro che farebbe il gioco della sinistra. "I rapporti con Napolitano non si romperanno per questo".

E scherza: "Questi rapporti si romperebbero, se gli chiedessimo di ridare indietro i mobili che si è preso dalla villa Reale di Monza". Capitolo chiuso? Per il momento, Bossi ha lasciato Roma: "Vado a Milano, che è la capitale...".

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