
Pochi film hanno saputo diventare la copertina di un genere, ma ancor di più un filone narrativo che ha ispirato Hollywood per anni come The Breakfast Club. La pellicola di John Hughes, uscita nel 1985, è stata per molto tempo non solo l'emblema degli anni '80, ma anche il simbolo di una generazione, di una gioventù americana complessa ma spensierata. Hughes per un decennio è stato il re Mida delle commedie giovanili americane. Grazie a opere come Sixteen Candles - Un compleanno da ricordare e La donna esplosiva racchiuse in un genere tutto suo, il Brat Pack, alcuni degli attori più talentuosi di quella generazione. Ma il suo vero manifesto è stato appunto The Breakfast Club.
La storia è semplice, cinque ragazzi sono costretti a rimanere a scuola per punizione durante il sabato mattina con un compito noioso ma anche insidioso, scrivere un tema dal titolo «Chi sono io?». Da quel momento gli studenti iniziano un percorso di scoperta di sé e dei rapporti tra loro che li cambierà profondamente. Se la trama sembra banale è perché cinema e serie tv, negli ultimi 40 anni, hanno ripetuto all'infinito questo schema narrativo. Ma fu Hughes a intuirlo per primo e a fornire l'abc di questa narrazione. Non a caso i personaggi vengono presentati in modo stereotipato: l'atleta, il secchione, la reginetta della scuola, il bullo e la disadattata. Archetipi pop presi e ripresi negli anni successivi.
Chiaramente The Breakfast Club sente il peso dei suoi anni, è invecchiato in qualche dialogo e in qualche situazione. Ma soprattutto è finito nel mirino delle guerre culturali americane, in parte per alcune svolte conformistiche della trama, in parte per il nuovo pensiero corretto. Molly Ringwald, che nel film interpreta la popolare Clare, nel 2018, in pieno periodo MeToo, ha scritto un lungo commento per la rivista The New Yorker, definendo il film «problematico», in particolare per il rapporto tra il suo personaggio e il bullo John Bender, interpretato da Judd Nelson. Ringwald scrive che in alcune scene del film vengono giustificate molestie e sessualizzato il corpo femminile.
È però innegabile che il film possieda degli anticorpi contro le strumentalizzazioni, perché la chimica tra i giovani attori e le parti improvvisate fuori dallo schema della sceneggiatura hanno restituito una genuinità che si respira per tutto il film. I personaggi di Hughes sono autentici e mostrano fragilità atipiche per i film dell'epoca. La pellicola resta incredibilmente moderna perché mette in scena un'adolescenza agrodolce, complessa e fragile nel suo malessere, ma mai tragica. A quello penseranno gli incubi del compianto David Lynch in Twin Peaks che più di tutto fu un viaggio nel mondo torbido degli adolescenti americani di provincia.
Tornando alla banda di Hughes, viene da chiedersi che ne sia stato dei personaggi. Che lunedì sia stato quello successivo al sabato di punizione, se si siano frequentati ancora.
Se col tempo abbiano dimenticato quel sabato. Forse no, verrebbe da dire seguendo le note della canzone che faceva da colonna sonora, Don't You (Forget About Me) dei Simple Minds, canzone simbolo, anche quella, di un decennio.
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