Cancellare il 25 aprile? La proposta del Pdl: scegliere un'altra data

Basta festeggiamenti per il 25 aprile. L'idea del deputato Fabio Garagnani, che propone di celebrarlo il 18, giorno delle prime elezioni della Repubblica, fa infuriare la sinistra

Cancellare il 25 aprile? 
La proposta del Pdl: 
scegliere un'altra data

Roma - Festeggiare la Liberazione? Meglio il giorno delle prime elezioni della Repubblica, quelle dei "Comitati civici" di Gedda e della Dc al 48,5 per cento contro il 31 del Fronte popolare. Insomma, meglio ricordare il 18 aprile 1948 che il 25 aprile del 1945, anche perché "le motivazioni con le quali i partigiani della sinistra combatterono il nazifascismo non erano certo ispirate al desiderio di instaurare la libertà, bensì a quello di creare un regime comunista che fu proprio evitato grazie alla vittoria del 18 aprile 1948". Appunto, quella della Dc.

La lettura storica è del deputato Pdl, Fabio Garagnani. Ma non solo sua, visto che, annuncia lo stesso Garagnani, "in data odierna ho ricevuto dal servizio di controllo parlamentare la conferma scritta dell’accoglimento 'come raccomandazione' da parte del governo del mio ordine del giorno che, in sede di discussione della finanziaria, impegnava ed impegna il governo a sostituire la festività del 25 aprile con il 18 aprile 1948". E' questa, sottolinea il deputato Pdl, "a parere mio, la vera data fondante ed unificante della democrazia italiana". "Pur non illudendomi su una sollecita applicazione di quanto sopra, credo di interpretare i sentimenti di una grande parte dell’opinione pubblica bolognese ed emiliano-romagnola - dice ancora - per il fatto che, per la prima volta in Parlamento e da parte del governo, sia stata riconosciuto". Tant’è che in proposito, ricorda, "ho fatto a suo tempo un’apposita proposta di legge, per il 18 aprile 1948 come data fondante della democrazia rispetto al 25 aprile che, soprattutto nella nostra realtà, ha significato profonde lacerazioni e divisioni non ancora composte". Più legata all’orgoglio di bolognese, e alle polemiche sullo spostamento delle feste patronali sempre previsto nella manovra d’agosto, è invece l’annotazione di Garagnani sul fatto che "anche in riferimento a San Petronio, il governo ha accolto, nello stesso ordine del giorno, la mia richiesta sulla base della quale ciascun comune, fra cui ovviamente Bologna, necessita di mantenere la propria identità storica e religiosa celebrando i propri santi patroni".

L'Associazione nazionale partigiani italiani boccia subito la proposta: "Non è pensabile sostituire la festa della Liberazione, il 25 aprile, con il ricordo di una elezione politica, il 18 aprile del 1948: la memoria collettiva contro la memoria di una parte politica". Il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, non ci sta e rispedisce al mittente quella che considera niente di più di "una assurdità". Tuttavia avverte che "se a qualcuno venisse in mente di prendere sul serio questa provocazione, deve sapere fin da ora che l’Anpi risponderà in maniera ferma, assieme a tanti italiani". La cosa che più sorprende Smuraglia, tuttavia, è che "in un momento simile, con le difficoltà attraversata dal Paese, ci sia qualcuno che trova il tempo per una cosa assurda, di cui non se ne farà nulla".

Per Smuraglia non è nemmeno immaginabile sostituire il ricordo del giorno della liberazione, che "coinvolge tutti gli italiani" con quello di una elezione politica che "ne coinvolge solo una parte. Il 25 aprile è una festività consolidata nella mente e soprattutto nei cuori di tutti gli italiani".

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