Carta di Milano su cibo e vita eredità dell'Esposizione

Oltre 550 esperti a confronto all'Hangar Bicocca per scrivere il documento che a ottobre sarà consegnato al segretario dell'Onu, Ban Ki-Moon. E il ministro Martina vuol inserire il diritto al cibo nella Costituzione. Il messaggio del presidente della Repubblica Mattarella

Carta di Milano su cibo e vita eredità dell'Esposizione

Un' Esposizione Universale unica nella storia, perché, a differenza che in passato, lascerà un'eredità concreta: la Carta di Milano. Così Expo Milano 2015 si è presentata al mondo con Expo delle idee che si è svolto all'Hangar Bicocca che ha ospitato per una giornata oltre 500 esperti, chiamati a confrontarsi sui grandi temi globali del cibo e della vita. Atto finale e solenne: la consegna, in ottobre, del documento che esprime la proposta dell'Italia sui temi dell'Expo (e sarà sottoscritto dai visitatori di Expo) a Ban Ki-Moon, segretario generale dell'Onu, collegando l'Esposizione all'appuntamento agli obiettivi del Millennio. Il 28 aprile sarà presentata la prima versione della Carta di Milano, che individuerà impegni concreti innanzitutto per assicurare a tutti il diritto al cibo. Un diritto che il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina vorrebbe inserire nella Costituzione già nel 2015.

All’Hangar Bicocca si è iniziato a scrivere questo "atto di impegno "in cui i protagonisti sono cittadini, istituzioni, imprese, associazioni, mondo accademico e organizzazioni internazionali. Divisi in 42 tavoli, gli esperti hanno affrontato temi legati al tema di Expo, Nutrire il pianeta, Energia per la vita. "Si va dallo spreco alimentare alla lotta alla fame, dal contrasto all'obesità alla sostenibilità dei modelli di sviluppo, beni comuni come acqua e terra e il grande tema della ricerca. Tutti questi temi sono sviluppati dai tavoli", ha spiegato Martina che ha aggiunto: “Se la Repubblica mettesse in Costituzione il diritto al cibo sarebbe straordinario e non solo simbolico. In Europa non ci sono Stati con una Costituzione che assume il diritto al cibo come diritto fondamentale. Sarebbe invece importante farlo, altri potrebbero seguire il nostro esempio. La Carta non è un atto intergovernativo come il Protocollo di Kyoto, ma vuole essere una carta di impegni precisi che in primis si rivolge ai cittadini“. Proposta che Il ministro delle Riforme costituzionali Maria Elena Boschi accoglie la proposta di Martina e osserva che "il diritto al cibo può avere un riconoscimento più puntuale ed esplicito nella nostra Costituzione e su questo ci confronteremo nei prossimi mesi".

Il professor Salvatore Veca responsabile scientifico di Laboratorio Expo, che ha coordinato i tavoli di lavoro, si è ispirato al principio che ha guidato Picard per l'Exposition universelle del 1900 a Parigi: "Picard disse voglio non solo un'esposizione di prodotti, come era allora, ma di idee e del pensiero. La missione di questo Expo potrebbe essere rilanciare la sfida di un'eredità che sarà fatta di idee, pensieri, teorie e pratiche per un mondo migliore".

La Carta sarà divisa in tre sezioni, come spiega Massimiliano Tarantino, direttore di Laboratorio Expo, nato dall'iniziativa di Expo spa e Fondazione Feltrinelli: "Un preambolo emozionale perché vogliamo che l'adesione di tutti sia consapevole, una parte di articoli dedicati ai diritti e agli impegni che ciascuno si deve prendere per dare seguito ad esempio al diritto al cibo come diritto fondamentale di tutti i cittadini, e una terza di 'apparati' che sarà una biblioteca completa sui temi della sostenibilità".

Mentre la Carta prende forma, soggetti coinvolti nei tavoli che hanno dato spunti e idee, come la Fao e la Fondazione Barilla, salutano il traguardo con ottimismo e soddisfazione per il contributo dato. "Gli ingredienti sono buoni - osserva il direttore generale della Fao, Josè Graziano da Silva - e quindi il risultato finale sarà buono, nutrirà l'Expo e mostrerà che non è solo un'esposizione ma un impegno". "Il Protocollo di Milano, su cui lavoriamo dal 2013 diventa la Carta di Milano - dice Paolo Barilla, vicepresidente della Fondazione Barilla -, una buona parte del lavoro è stato fatto e siamo lieti di partecipare a questa prima stesura". Barilla ha sottolineato che Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition ha messo a disposizione anni di esperienza. Nato nel 2013, il Protocollo si è avvalso del parere di 500 esperti internazionali e ha raccolto adesioni da quasi 100 istituzioni e organizzazioni pubbliche e private. "Slow Food ha accompagnato fin dall'inizio il processo di costruzione del Protocollo - ha detto Carlin Petrini -. Chi lo firma e lo sostiene si impegna formalmente su elementi chiari che consentono politiche produttive e di governo altrettanto chiare, e soprattutto verificabili a distanza di tempo. Solo così, e grazie al lavoro di molti, si potrà avere cibo che sia accessibile a tutti e non comprometta la salute del pianeta".

"La Carta di Milano dovrà sintetizzare tutte le idee dibattutee dare al mondo un messaggio diretto. Con il lavoro fattoall'Hangar Bicocca abbiamo avviato il percorso verso Expo 2015 - ha detto Diana Bracco, commissario padiglione Italia -, il mondo intero, e in Italia il mondo dell'agroalimentare, sta reagendo con grande interesse e risponde con fervore".

E i valori e l’importanza della Carta di Milano sono stati sottolineati anche nel messaggio che il presidente della Repubblica Sergio Matterella ha inviato all’Expo delle Idee. "L'aumento delle diseguaglianze tra paesi ricchi e popolazioni povere in costante lotta per sopravvivere alla denutrizione, rende indispensabile l'adozione di un nuovo modello di sviluppo che modifichi questa inaccettabile tendenza, nel rispetto dei fondamentali valori riconosciuti e sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo - ha sottolineato il Capo dello Stato -. Si tratta di una sfida globale che interessa l'intero pianeta e che richiede scelte politiche e azioni condivise per la gestione sostenibile delle risorse, la difesa delle biodiversità, la salvaguardia e valorizzazione dei territori, troppo spesso messi a rischio da comportamenti egoistici ed irresponsabili. Il confronto e lo scambio di conoscenze ed esperienze nazionali ed internazionali che si rinnova in questa sede, punto di partenza per la futura sottoscrizione della Carta di Milano, rappresentano una preziosa opportunità per promuovere lo sviluppo di una autentica cultura del rispetto e della tutela del pianeta, fondata su una corretta educazione ambientale ed alimentare. Nella consapevolezza della cruciale importanza dei temi dibattuti”.

Tra gli interventi che hanno segnato la giornata, oltre a quello di Papa Francesco, c'è stato quello dell'ex presidente brasiliano Lula, collegato da suo Paese. "Possiamo mettere un punto finale alla fame in Africa e nel mondo. Ne sono convinto compagno Martina e compagno Renzi... - ha detto fra qualche sorpresa - il Brasile ha testimoniato che è possibile sconfiggere la fame, chi governa deve inserire i poveri nel bilancio dello Stato: il povero non è un problema, è la soluzione. Quando gli abbiamo permesso di avere accesso a un minimo di reddito è stato il povero stesso a salvare l'economia brasiliana". Lula, introdotto dal ministro Martina, ha ringraziato l'Italia dicendosi "felice che in un incontro preparatorio all'Expo si sia organizzato un tavolo sulla fame, perché non tutti vogliono affrontare il tema dell fame e le persone povere non partecipano a sindacati o partiti e spesso non possono neanche manifestare nelle piazze, non hanno la condizione per farlo". Quindi ha ricordato il programma Fame Zero: "Abbiamo scoperto che il problema della fame non è la mancanza di cibo, ce n'è in abbonandanza, ma c'è chi non ha la possibilità di comprarlo. Allora abbiamo preso la decisione di garantire che i soldi arrivassero realmente a chi aveva bisogno e in particolare delle madri, perchè sono loro le più responsabili. Abbiamo pensato - ha ricordato - a una carta magnetica per poter prelevare i soldi. Sapevamo che in Brasile c'erano state delle politiche che non funzionavano.

Il programma voleva creare delle condizioni: per accedere bisognava garantire che i figli andassero a scuola, si facessero vaccinare e che le donne incinte facessero tutte le visite necessarie. E' stato un successo straordinario, perché ha permesso alle persone di assumersi delle responsabilità".

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