Le pagine della nostra vita, quando il politicamente corretto punta a distruggere tutto

Anche Le pagine della nostra vita è finito nella morsa del politicamente corretto, che ora punta il dito contro una storia d'amore tossica e abusiva

Le pagine della nostra vita, quando il politicamente corretto punta a distruggere tutto

Tratto dal romanzo omonimo di Nicholas Sparks, Le pagine della nostra vita è il film che va in onda questa sera alle 21.05 su La5. Uscita in sala nel 2004 e diretto da Nick Cassavetes, la pellicola - ispirata anche a fatti realmente accaduti - è stata a lungo considerata un perfetto film d'amore, una commedia romantica in grado di portare sul grande schermo il "vero amore", capace di sconfiggere ogni ostacolo. Negli ultimi anni, però, questa concezione è cambiata e il film sarebbe dunque diventato il ritratto di una storia d'amore tossica, guidata da un personaggio simile a uno stalker.

Le pagine della nostra vita, la trama

Noah Calhoun (Ryan Gosling) è un ragazzo qualunque, di bassa estrazione sociale che non sopporta le persone con la puzza sotto il naso e si fida solo di coloro che hanno un cuore buono come il suo. Allie Hamilton (Rachel McAdams) è invece la figlia di una coppia altolocata che va a passare le vacanze estive in un paesino nel Sud Carolina. Ed è proprio lungo la costa che i due protagonisti si incontrano per la prima volta. A Noah basta un'occhiata per capire che Allie è la donna che amerà per tutta la vita: un colpo di fulmine che lo spinge a provare a conquistare la ragazza in ogni modo. Lui e Allie, alla fine, si innamorano e passano ogni giorno insieme, proprio come due anime gemelle. Noah progetta allora di comprare una casa per passarci insieme la vita, ma l'opinione dei genitori di Allie si mette in mezzo e la donna lascia Noah, che nel frattempo sarà poi costretto a partire per la guerra. Il fantasma di quell'amore estivo continuerà a tormentare entrambi, sebbene Noah sia convinto che ormai Allie lo ha dimenticato, dal momento che non ha mai risposto alle sue letture. Ma le cose sono destinate a cambiare di nuovo, perché quando c'è di mezzo il vero amore il destino trova sempre un modo per metterci il proverbiale zampino.

Le rivoluzioni del politicamente corretto

Una delle grandi magie del cinema è quella di essere potenzialmente immortale. I film non hanno una data di scandenza oltre la quale vanno a male. Uno spettatore di oggi, allora, può vedere una pellicola appena uscita, ma anche un film un po' più datato. Questo aspetto rende fruibili moltissimi prodotti, permettendo al pubblico di avere sempre la possibilità di viaggiare nel tempo. Ma molto spesso si tende a dimenticare che i film vengono prodotti e inseriti in precisi contesti storici. Ad esempio, un film come Via col vento difficilmente sarebbe prodotto al giorno d'oggi, ma allo stesso tempo non ha avuto senso la polemica che ha colpito la pellicola di Victor Fleming, asserendo che fosse politicamente scorretta. Proprio perché il film è stato prodotto nel 1939 non ha senso fare il confronto con la consapevolezza sociale e culturale del ventunesimo secolo. Per Le pagine della nostra vita vale lo stesso discorso: non si può dimenticare che il film sia uscito vent'anni fa, in un'era storica diversa da quella di oggi, in cui i "giudici dei social" sembrano sempre pronti a puntare il dito contro ogni cosa, decidendo cosa va bene e cosa invece deve finire nell'oblio. Il politicamente corretto continua a fare dunque danni: lo spirito critico, la capacità di discernere la verità da una finzione cinematografica e il dialogo sono ormai vere e proprie utopie in un mondo in cui qualsiasi cosa non rispecchi la mentalità dominante non ha senso di esistere e deve essere cancellata e/o dimenticata. Come si legge sul sito di Usa Today, la nuova chiave di lettura definisce Le pagine della nostra vita una romanticizzazione di un rapporto tossico, promuovendo una relazione non salutare, formata da due persone che non si piacciono poi molto. Noah viene descritto come un bullo e uno stalker, un uomo che non sa accettare un no come risposta e che quasi obbliga Allie a dire di sì al suo corteggiamento. Allie, allo stesso modo, viene descritta come una ragazzina viziata che si fissa su una fantasia e che lascia andare il vero eroe del racconto (vale a dire il personaggio interpretato da James Marsden).

Oggi si cerca di produrre sempre più film e serie tv che abbiano una scrittura responsabile e che possa accontentare tutti - un po' come nell'algoritmo preso in giro nella quarta stagione di Boris - ma in questo modo si rischia di appiattire la narrativa in ogni sua forma. Perché la vera chiave di un racconto è proprio il conflitto, la lotta, il bisogno di combattere per ottenere il lieto fine. Se nella vita sia quanto meno lecito combattere per relazioni sane, perfette, che non prevedano nessuna caduta, in ambito cinematografico un racconto senza ostacoli, senza problemi tra i personaggi sarebbe noioso. Ed è assurdo dover ancora sottolineare che il cinema non è e non deve essere lo specchio o il ritratto pedissequo della realtà: a volte le storie hanno bisogno dell'esagerazione per poter funzionare. Ma l'apprezzare questo tipo di storie non vuol dire di voler vivere le stesse cose nella vita vera: difficilmente coloro che si sono commossi con Titanic sperano di avere esperienza di un naufragio. Inoltre questa corsa a quella che è una vera e propria revisione porta sempre a dimenticare il contesto.

Le pagine della nostra vita è ambientato tra gli anni '30 e '40 e obbligare i personaggi a comportarsi come farebbero oggi vorrebbe dire decontestualizzare la storia. La sensazione è quella che oggi si senta sempre di più il bisogno di dimostrarsi irreprensibili e il modo migliore per farlo è ergersi a maestro della morale, anche se questo significa distruggere film diventati cult.

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