"Preoccupanti difese di Pio IX". Polemiche della comunità ebraica sul film di Bellocchio

“Rapito” ripercorre la storia di Edgardo Mortara, il bambino ebreo che nel 1858 fu strappato alla sua famiglia per essere allevato da cattolico sotto la custodia di Papa Pio IX

"Preoccupanti difese di Pio IX". Polemiche della comunità ebraica sul film di Bellocchio
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Dopo la presentazione al Festival di Cannes, “Rapito” di Marco Bellocchio continua il suo tour nei cinema di tutta Italia. L’ultima opera del maestro di Bobbio accende i riflettori sulla storia di Edgardo Mortara, il bambino ebreo che nel 1858 fu strappato alla sua famiglia per essere allevato da cattolico sotto la custodia di Papa Pio IX, suscitando un caso internazionale. Il film ha convinto critica e pubblico, ma senza volerlo ha anche riacceso il dibattito: "Le difese d'ufficio di Pio IX e del suo apparato persecutorio, che compaiono in questi giorni da molte parti del mondo cattolico, sono se non stupefacenti almeno preoccupanti", la denuncia di Riccardo Di Segni, rabbino capo della Comunità ebraica di Roma.

In una lettera a Repubblica, partendo proprio dal film di Bellocchio, Di Segni ha ricordato che il clima dei rapporti tra le religioni è completamente cambiato e il tema delle conversioni è stato chiarito:“Nel senso che non c'è, o non ci dovrebbe essere, alcuna propaganda e alcuna pressione, ma la questione resta una cartina di tornasole della salute dei rapporti”. Da qui la denuncia sulle difese di Pio IX: “L'ostinata resistenza del Papa a qualsiasi cedimento non solo mise in crisi molti fedeli cristiani ma fu un'offerta su un vassoio d'argento alla propaganda anticlericale che usò il caso per dimostrare l'intolleranza, l'illiberalità e la durezza della Chiesa. Divenne quindi oltre che un caso religioso un caso politico”.

Rapito

Nel suo lungo intervento, il rabbino capo della Comunità ebraica di Roma ha sottolineato che rivangare il caso Mortara significa anche riproporre una discussione sul Risorgimento e sulle diverse visioni della figura di Pio IX. Senza dimenticare la storia dei rapporti tra ebraismo e cristianesimo: “Il tema delle conversioni, della pressione conversionistica, e in particolare delle conversioni dei minori invitis parentibus, ossia contro la volontà dei genitori, è stato sempre un nervo scoperto. Uno spirito sprezzante antigiudaico, unito alla convinzione di fare un dono alle tenere creature, per salvare le loro anime e liberarle dalla ‘superstizione giudaica’ ha guidato anche ben dopo il caso Mortara il comportamento della Chiesa cattolica”.

Di Segni ha aggiunto sul punto che al termine della Seconda guerra mondiale il rabbino capo d'Israele Isaac Herzog riuscì con parecchie difficoltà a farsi ricevere da Pio XII, invocando il rilascio alle istituzioni ebraiche dei bambini ebrei nascosti nei conventi dai genitori, bambini rimasti orfani per la morte dei genitori per mano nazista: “Il Papa si oppose al rilascio, in base agli stessi principi di Pio IX, secondo il quale questi bambini ormai battezzati appartenevano alla Chiesa”.

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