Morto mentre faceva flessioni in tangenziale, ma il pm accusa l'automobilista

Per la procura di Milano non ci sono dubbi: il 23enne alla guida dell’Audi correva troppo e, nonostante l’atto imprudente della vittima, avrebbe potuto evitare l’impatto

Il luogo dell'incidente la mattina dopo il terribile impatto
Il luogo dell'incidente la mattina dopo il terribile impatto
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Potrebbe andare a processo con l’accusa di omicidio stradale il 23enne che, tre anni fa, travolse in tangenziale a Milano, con la sua auto, una potente Audi, il 20enne Isac Djamel Beriani, milanese di nascita ma di origini algerine. Per la procura di Milano non ci sono dubbi: l’autista correva troppo e, nonostante l’atto imprudente della vittima, avrebbe potuto evitare l’impatto.

La dinamica dell’incidente

Isac Djamel Beriani quella notte, in strada insieme ad altri amici, era ubriaco. Arrivato sulla tangenziale est decise di lanciare una sfida goliardica ai compagni: avrebbe fatto una serie di flessioni al centro della carreggiata spostandosi solo quando sarebbe sopraggiunta una macchina. Un gioco pericoloso e stupido che gli è costato la vita. Quando è arrivata una vettura a velocità sostenuta il giovane non è riuscito a spostarsi finendo schiacciato sotto l’automobile. Per il pubblico ministero Francesco De Tommasi, la responsabilità è dell’autista che non avrebbe rispettato i limiti di velocità (andava a 135 chilometri all’ora invece dei 90 notturni stabiliti per quel tratto di strada).

La richiesta di rinvio a giudizio

Il 23enne alla guida dell’Audi, quindi, potrebbe rispondere davanti ai giudici di un reato grave, dato che la procura ha richiesto il rinvio a giudizio, nonostante l’imperizia della vittima e il fatto che l'automobilista si sia fermato immediatamente per prestare soccorso al malcapitato. Le indagini degli inquirenti sono durate a lungo e hanno permesso di ricostruire quei momenti concitati. I quattro amici che erano insieme a Isac Djamel Beriani, anche loro ubriachi, sono stati definitivamente scagionati, poiché non hanno alcuna colpa. La loro condotta è discutibile solo dal punto di vista morale.

La vicenda

La comitiva di amici aveva trascorso la serata in un locale nelle vicinanze della tangenziale est di Milano, bevendo e facendo bagordi. Prima di ritirarsi a casa i cinque ragazzi si fermarono per strada, perché uno di loro cominciò a sentirsi male. In quel momento Isac decise di fare la bravata mettendosi pericolosamente al centro della carreggiata buia. Gli altri giovani erano intenti a prestare soccorso all’amico tramortito dall’alcol e, come hanno raccontato, si accorsero di quello che era accaduto solo quando sentirono il forte botto, al momento dell’impatto.

Quello che hanno fatto successivamente è riprovevole dal punto di vista etico ma non è perseguibile penalmente.

I quattro amici, spaventati, in un primo momento fuggirono via, poi, ritornati indietro, non intervennero, dato che sul posto era giunta già l’ambulanza. Nonostante ciò non sono indagati per omissione di soccorso, dato che spettava all’autista chiamare gli operatori sanitari e le forze dell’ordine.

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