"Si è travestito da nazista". Indagato Roger Waters in Germania

La polizia tedesca ha aperto un'indagine nei confronti di Roger Waters per presunta istigazione all'odio: l'ex Pink Floyd ha indossato una divisa simile a quella di un ufficiale delle SS durante un concerto a Berlino. Ma il nazismo non c'entra

"Si è travestito da nazista". Indagato Roger Waters in Germania
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Possono piacere o meno le idee politiche di Roger Waters, 79 anni, mente e leader dei Pink Floyd. La sua posizione sulla guerra in Ucraina, su Israele, sulla poliica internazionale, in generale, può essere discussa: ma l'accusa che proviene dalla Germania contro il celebre musicista britannico - nelle scorse settimane in concerto a Milano e a Bologna con il tour This Is Not A Drill - è a dir poco sorprendente e per molti versi paradossale. Il bassista dei Pink Floyd è infatti indagato dalla polizia tedesca per istigazione all'odio dopo essersi "travestito da nazista" durante un'esibizione a Berlino.

Waters - come in ogni concerto di questo tour, e non solo - ha indossato un lungo trench nero decorato con bracciali rossi e insegne di metallo sul colletto mentre era sul palco della Mercedes-Benz Arena, la scorsa settimana. La polizia di Berlino ha annunciato l'indagine sul musicista e sul suo abbigliamento in quanto "potrebbe essere usato per glorificare il dominio nazista". "Stiamo indagando su una possibile istigazione all'odio pubblico perché gli abiti indossati sul palco potrebbero essere usati per glorificare o giustificare il dominio nazista, disturbando così la quiete pubblica", ha detto il portavoce della polizia Martin Halweg. "L'abbigliamento assomiglia a quello di un ufficiale delle SS", aggiunse Halweg.

Ignorata la simbologia di The Wall

Ci sono diversi aspetti controversi nell'accusa mossa dalla polizia tedesca a Waters. Innanzitutto, non è certo la prima volta che il fondatore dei Pink Floyd indossa quel costume nei suoi spettacoli quando esegue i brani di The Wall, come la celeberrima Another Brick in The Wall Pt.2. Ma il nazismo non c'entra nulla, nonostante sul cantante siano piovute, anche nel recente passato, accuse di antisemitismo per via delle sue posizioni filo-palestinesi: The Wall, infatti, è un concept album che ripercorre la vita della rockstar Pink, dai giorni della sua infanzia nell'Inghilterra del secondo dopoguerra all'isolamento autodistruttivo di una rockstar drogata e in piena crisi di nervi. Una vita nel quale, poco a poco, Pink costruisce un vero e proprio muro simbolico tra sé e il resto del mondo: un isolamento spinge Pink alla completa follia. È qui che, nell'ominima pellicola di Alan Parker del 1982, il protagonista interpretato da Bob Geldolf si rade le sopracciglia e si veste da "nazista", un'immagine evocata da Wateres nei suoi concerti proprio per rappresentare la follia in cui è caduto Pink. Non certo per celebrare il nazismo, ma per raccontare, dunque, la visionaria vicenda di Pink e di The Wall.

La follia del politically correct contro Roger Waters

In Germania lo conoscono bene, Roger Waters. Non solo perché ha venduto milioni di dischi con i Pink Floyd, storica rock band del quale è stato il geniale leader e co-fondatore, prima di intraprendere la carriera solista dopo la pubblicazione di The Final Cut (1983). Lo conoscono perché a Potsdamer Platz a Berlino, il 21 luglio 1990, tenne uno storico concerto per celebrare la caduta del Muro. Con tanti ospiti internazionali: Bryan Adams, The Band, Paul Carrack, Thomas Dolby, Marianne Faithfull, James Galway, Jerry Hall, The Hooters, Cyndi Lauper, Ute Lemper, Joni Mitchell, Paddy Moloney, Van Morrison, Sinéad O'Connor e gli Scorpions. Quel giorno, a Berlino, Roger Waters entrò nel cuore dei tedeschi e nella storia della nazione eseguendo dal vivo Lp The Wall, la famosissima opera rock dei Pink Floyd pubblicata nel 1979.

Uno show che divenne il simbolo stesso della caduta del muro che divideva la Germania e Berlino. Un evento iconico, sinonimo di quella libertà che le note di The Wall hanno saputo rappresentare e quanto di più lontano dal nazismo di Hitler.

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