"Non dovete temere la divisa". I demoni provarono a sviare le indagini

"Non fatevi intimorire dalla divisa". Ecco come gli assistenti sociali di Bibbiano cercavano di sviare le indagini

"Non dovete temere la divisa". I demoni provarono a sviare le indagini

A Bibbiano ad essere plagiati dagli assistenti sociali non erano soltanto i bambini. A finire nelle grinfie dei “demoni” di Reggio Emilia anche i genitori affidatari, manovrati dagli assistenti sociali. Si sentivano il fiato sul collo, braccati dagli investigatori e, i “demoni” avevano bisogno di sviare le indagini. Lo facevano attraverso pressanti e ripetute telefonate ai genitori affidatari. “Non fatevi intimorire dalla divisa”, dicevano. Una divisa che indagava, che cercava di vederci chiaro. È quanto emerge dalle carte della Procura di Reggio Emilia, che ha smascherato il presunto giro d’affari illecito che si nascondeva dietro il sistema degli affidi dei minori della Val d’Enza.

Il depistaggio

La madre affidataria di due bambini, seguiti dai servizi sociali, viene chiamata dai carabinieri e convocata per un colloquio con la richiesta di portare le fatture e tutta la documentazione necessaria a certificare i pagamenti per le sedute di psicoterapia a cui erano tenuti ad andare i due minori. Una telefonata che coglie di sorpresa la donna e la insospettisce. Lei e il marito, in effetti, erano stati i primi a chiedere spiegazioni sul metodo di pagamento degli incontri con gli psicologi. I due si domandavano come mai i soldi destinati a pagare gli psicologi dovessero passare da loro. Il denaro, infatti, veniva prima caricato sul conto corrente della famiglia affidataria che, poi, lo versava agli psicologi della Onlus “Hansel e Gretel”, finita al centro dell’inchiesta. Un giro contorto, che ha insospettito la coppia. Più volte, infatti, i due genitori affidatari hanno provato a chiedere spiegazioni ma nulla. Nessuno era in grado di dare risposte chiare.

Le intercettazioni

“Non capisco nemmeno il passaggio.. Perchè devi dare a me questi soldi e poi io te li devo dare…” chiede al telefono il papà affidatario a Francesco Monopoli, uno degli assistenti sociali finito nel registro degli indagati: “Questioni amministrative” risponde e taglia corto.

I dubbi erano tanti e le domande degli investigatori pressanti. Dopo la telefonata ricevuta dai carabinieri, la madre affidataria decide di chiamare nuovamente l’assistente sociale Francesco Monopoli per informarlo dei fatti. Era lui che seguiva il loro caso. L’assistente sociale le confida che “i carabinieri stanno facendo delle verifiche su tutti gli affidi, e che lui non ne sa niente.” Ma la pressione si faceva sentire. Il cerchio stava per stringersi attorno ai “demoni” di Reggio Emilia e loro lo sapevano.

Francesco Monopoli esorta la donna ad andare all’incontro con i carabinieri assieme al marito. La madre risponde di no, spiegando che i carabinieri avevano chiamato solo lei e quindi sarebbe andata da sola ma l’assistente sociale ribatte con un forte “no!”. A quel punto la donna accetta di andare all’incontro con il marito, a cui passa la cornetta del telefono per proseguire la conversazione. Ed è proprio con il marito che l’assistente sociale inizia l’opera di persuasione e convincimento. “Non lasciarla andare da sola”, insiste. Ma la telefonata continua e l’assistente sociale comincia a dare al padre consigli dettagliati su come comportarsi di fronte alle autorità. “Se gli fanno domande particolari rispetto a valutazioni…non rispondete - ordina l’assistente sociale - sopratutto se vi fanno domande non adeguate vi devono spiegare…voi chiedete perchè vi stanno chiamando…qual è l’oggetto”. Ripete più volte gli stessi concetti durante la conversazione Monopoli, quasi a far sembrare di essere preoccupato dalla notizia. Tanto che, ad un certo punto, sottolinea: “Menomale che me lo avete detto va…diciamo così… - e poi aggiunge - ma non vi fate intimorire dalla divisa voglio dire…”

Insomma, l’assistente sociale sperava che la famiglia facesse muro persino ai carabinieri. Niente doveva uscire da quell’incontro. Bocche cucite. Pure con le forze dell’ordine. Le intercettazioni che ilGiornale.it ha potuto visionare parlano chiaro. Eppure, in questa vicenda, dei dubbi restano.

Perchè tanta preoccupazione per le risposte alle domande degli investigatori se Francesco Monopoli non aveva niente da nascondere? In realtà, secondo le carte, gli indagati “erano ben consapevoli delle irregolarità della situazione (se non della sua completa illegitimità)” e, tra le pagine dell’ordinanza, il procuratore sottolinea che ciò si evince anche “dal tentativo di Monopoli, in corso d’indagine, di orientare le dichiarazioni degli affidatari.”

Secondo la Procura tutti sapevano cosa stavano facendo e, a quanto pare, erano consapevoli pure di essere finiti nell’occhio del mirino. Ma niente fermava i protagonisti del losco giro d’affari.

D’accordo, fino alla fine, nel nascondere la sabbia sotto il tappeto. Anche a costo di plagiare, con l’inganno, persone che avrebbero voluto solo fare del bene, come i genitori affidatari. Ignari di tutto. Anche loro vittime dell’orribile “sistama” di Bibbiano.

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