"Boldrini non vuol vedere le divise". E sanzionano agente che denunciò

Raggiunto da un provvedimento il sindacalista del Coisp che denunciò il fatto. Poi la punizione è stata archiviata

"Boldrini non vuol vedere le divise". E sanzionano agente che denunciò

La Boldrini e la polizia giocano a nascondino. O meglio: gli agenti sarebbero costretti ad eclissarsi perché la Presidente "non ama" avere intorno a sé "un gran numero di poliziotti in divisa". La vicenda è (forse) nota, ma ora ha un nuovo capitolo: un provvedimento disciplinare contro il sindacalista del Coisp, Giuseppe Brugnano, che denunciò il tutto.

"Boldrini fa nascondere i poliziotti"

Ecco i fatti. Il 9 ottobre scorso Laura Boldrini va in Calabria in visita istituzionale. Un'oretta prima dello sbarco, all'aeroporto di Lamezia Terme si incontrano Brugnano, un poliziotto della scorta presidenziale e l'agente F.C. Giusto due chicchiere per definire i dettagli e assicurare la sicurezza della Presidente. Tutto normale finché Brugnano non domanda se sono vere le notizie circolate nei giorni precedenti a L'Aquila in merito all'insofferenza della Boldrini verso i poliziotti in uniforme. Quesito piccante, ma di legittima curiosità quando si ha di fronte qualcuno della scorta che può confermarlo o smentirlo.

Sulla risposta data, i racconti divergono: l'agente della scorta metterà a verbale di aver detto un secco "Assolutamente no, la Presidenza (...) non entra certo nel merito di queste cose"; Brugnano invece ricorda di aver sentito altro, versione peraltro confermata dall'altro collega: "Effettivamente l'onorevole non ama un gran numero di colleghi in divisa - avrebbe risposto la scorta presidenziale - non perché ce l'ha con le Forze dell'Ordine, ma per ragioni etiche e perché non vuole dare troppo fastidio ai cittadini perché in un'ultima visita a Venezia, a seguito di una foto con un poliziotto in divisa, l'Onorevole è stata oggetto di dure critiche da parte degli organi di stampa".

Stando a questa dichiarazione, alla Boldrini non piacerebbe avere divise attorno non perché son brutte. Ma per opportunità politica. Per "presentarsi come un cittadino comune, pronto a scendere tra la gente", quando in realtà è circondata di poliziotti. E in effetti quel giorno il servizio di sicurezza prevedeva la presenza di un folto numero di agenti, ma tutti in borghese e solo quattro in uniforme. Peraltro "dislocati in punti poco visibili". Così il giorno successivo Brugnano scrive un comunicato stampa per accusare quei politici che si vergognano "di mostrarsi accanto a personale in divisa". Ovviamente l'Ufficio della Boldrini e il portavoce Roberto Natale smentiscono prontamente. E ci mancherebbe.

La sanzione al poliziotto

La cosa però non finisce lì. Il 16 novembre a Brugnano recapitano un provvedimento per "aver tenuto un comportamento che configurerebbe sanzione disciplinare". Gli viene contestato di aver esercitato attività sindacale mentre era in servizio, ovvero di aver posto la fatidica domanda come una sorta di trabocchetto. Il procedimento disciplinare, di fronte alle evidenze, è stato poi archiviato. L'agente della scorta, infatti, era stata informata che Brugnano facesse parte del sindacato, tuttavia rispose con tranquillità alla domanda. Segno che "l'ammissione" non fu estorta. Inoltre, nessuno può negare a un sindacalista di rivolgersi alla stampa dopo aver appreso un fatto durante una normale conversazione tra colleghi. Tutto lecito insomma.

C'è quindi da capire per quale motivo la Questura abbia deciso di aprire il provvedimento contro il poliziotto, nonostante fosse evidente l'assenza di infrazioni. Di certo c'è che l'agente della sicurezza della Boldrini inviò all'ispettorato della Polizia presso la Camera dei Deputati una relazione su quanto accaduto.

Da lì è partita la macchina disciplinare e la relazione si è trasformata rapidamente in un atto di contestazione vero e proprio. Fino alla recente archiviazione. Era necessario, o c'era forse solo il bisogno di mettere un po' di polvere sotto al tappeto?

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