Quella peste suina africana che spaventa l'Europa

Registrati diciassette casi. Le autorità corrono ai ripari rafforzando i controlli

Quella peste suina africana che spaventa l'Europa

Cresce l’allarme per il rischio di epidemia di peste suina africana, la malattia infettiva che colpisce suini e cinghiali. In Bulgaria sono sempre più numerosi i casi (se ne contano diciassette) registrati nelle regioni di Vratsa e Targovishte, al nord. Gli animali che hanno contratto la peste sono soprattutto quelli allevati nei cortili di abitazioni private e non negli allevamenti controllati.

L’epidemia metterebbe a repentaglio anche la filiera agroalimentare. Sono infatti molto preoccupati i proprietari dei grandi allevamenti di maiali ed è stato chiesto l’intervento delle autorità per bloccare il rischio di epidemia.

Il 15 luglio scorso la questione della peste suina africana è stata al centro di un dibattito al Consiglio europeo di Bruxelles, tra i ministri dell'agricoltura e della pesca dell’Unione. Presente anche l'Italia con il ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, il senatore Gian Marco Centinaio. Durante l'incontro è stata ricordata l’adozione di un piano di contrasto alla diffusione della malattia che, in termini di prevenzione, pone l'accento sulla biosicurezza dell'allevamento e della caccia, investe nella formazione degli operatori e nell'informazione dei viaggiatori, incentiva la sorveglianza passiva e considera l'opzione della “diminuzione” del numero dei cinghiali.

Certo a muoversi per tempo e in tempi non sospetti è stata la Danimarca che a gennaio scorso ha alzato un muro lungo settanta chilometri al confine con la Germania per fermare l'invasione dei cinghiali. Il tutto per mettere al riparo l’industria dei maiali dai rischi di un’epidemia di influenza suina africana.

In Bulgaria, invece, come riferisce l'agenzia Ansa, ora ci sono squadre specializzate che stanno ispezionando un perimetro di tre chilometri intorno ai diversi focolai e procedono all’eutanasia dei maiali contagiati. Le autorità di Sofia hanno deciso di impiegare la polizia militare e la gendarmeria per il presidio fino a dieci chilometri intorno ai focolai di peste suina africana e il controllo dei trasporti di carne ai valichi di frontiera sarà rafforzato.

Solo lo scorso anno, la peste suina ha portato all’abbattimento di oltre un milione di animali infetti fra Cina, Vietnam, Cambogia e Thailandia, per poi allargarsi all'Europa.

L’allarme è strettamente collegato all'impatto che questa malattia può avere sull'allevamento e sull'economia dei paesi coinvolti. Perché la peste suina africana è letale per i maiali e i cinghiali, ma non contagia l’uomo.

Come si legge sempre sull'Ansa, il ministro dell’Agricoltura bulgaro, Dessilava Taneva, ha dichiarato che sono stati aumentati di tre volte gli incentivi alla caccia di cinghiali selvatici. Damyan Iliev, capo dell’Agenzia bulgara per la sicurezza alimentare (Babh), ha affermato che ci sono già stati casi di ritrovamento di carni suine provenienti dalle zone colpite nei bagagliai di automobili e pertanto le misure di controllo saranno prese congiuntamente con la polizia stradale.

In Italia, stando ai dati pubblicati dal ministero della Salute, la malattia è presente dal 1978 e soltanto in Sardegna, dove negli ultimi anni si registra una netta riduzione del numero di focolai. Inoltre, lo stesso ministero raccomanda di non portare in Italia, dalle zone infette comunitarie, prodotti a base di carne suina o di cinghiale, quali, ad esempio, carne fresca e carne surgelata, salsicce, prosciutti, lardo, salvo che i prodotti non siano etichettati con bollo sanitario ovale e di smaltire i rifiuti alimentari in contenitori idonei e chiusi e non somministrarli per nessuna ragione ai suini domestici. Ai cacciatori si raccomanda di pulire e disinfettare le attrezzature, i vestiti, i veicoli e i trofei prima di lasciare l’area di caccia; eviscerare i cinghiali abbattuti solo nelle strutture designate ed evitare i contatti con maiali domestici dopo aver cacciato.

Certo non è rassicurante la sempre maggiore presenza di cinghiali selvatici in Italia e in particolare in Puglia dove fa è stato lanciato un vero e proprio allarme.

Nel "Parco naturale Terra delle Gravine" tra Taranto e Brindisi e nel "Parco Nazionale Alta Murgia" (un'area protetta tra le province di Bari e di Barletta-Andria-Trani) i cinghiali sono stati tutelati trovandosi in aree protette. Ora, però, sono troppi e girano liberamente invadendo anche le città come è successo di recente a Bari.

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