Chi è Sayf al-Islam Gheddafi, il "fu" erede del Rais Muammar

Il secondogenito di Gheddafi attacca l'Italia facendo leva sull'odio contro gli italiani. L'obiettivo? Tornare a fare politica come ai vecchi tempi

Chi è Sayf al-Islam Gheddafi, il "fu" erede del Rais Muammar

In queste ore il dibattito sulla questione Libia-migranti è animato dalle accuse all'Italia di Sayf al-Islam Gheddafi, figlio di Muammar. Ma chi è veramente Sayf? E quali sono i suoi obiettivi? Sayf al-Islam, nelle intenzioni di papà Muammar, doveva diventare il suo erede. Ma nel novembre del 2011 venne rapito dalle milizie che contemporaneamente stavano uccidendo il genitore, che aveva retto il Paese con il pugno di ferro per più di 40 anni.

Tuttavia, dopo essere finito agli arresti, di recente Sayf è tornato agli onori delle cronache con un nuovo ruolo che potrebbe risollevarlo dalla polvere in cui è precipitato dopo la "primavera araba" del 2011. Il tutto cavalcando una battaglia sulla quale il padre - e il clan che lo sosteneva - ha fatto affidamento per un lungo periodo: l'odio contro gli Italiani.

Dopo averli definiti "un popolo di cani e maiali", era arrivato a chiedere il risarcimento per il genocidio dei libici deportati alle Tremiti dall'Italietta giolittiana, e infine prendeva Franco Nero e gli faceva interpretare un film sulle gesta di Al Mokhtar, il leader della resistenza impiccato dal generale Rodolfo Graziani.

La resurrezione di Sayf è iniziata lo scorso giugno, quando è stato improvvisamente liberato dal battaglione Abu Bakr al Siddiq che lo deteneva, in seguito alla concessione di una amnistia votata dal Parlamento di Tobruk. Da allora è sotto la protezione del governo libico orientale e spesso ospite della roccaforte di Bayda.

Proprio come il padre, Gheddafi Jr. può contare su una serie di appoggi e protettori nell'universo tribale libico. "E' protetto dal popolo libico, dalle tribù. Il suo potere sta proprio nel sostegno popolare", ha detto il suo avvocato Khaled el Zaidy.

E forse non solo le tribù: Saif al Islam Gheddafi ha ottenuto un dottorato alla London School of Economics ed è stato circa quindici anni fa uno degli architetti del riavvicinamento tra regime libico e la comunità internazionale, culminato nel celebre "patto del deserto" firmato nel 2004 da Gheddafi e Tony Blair.

Nel 2003 fece molto discutere una sua intervista al Corriere della Sera, in cui definì l'attentato a Nassiriya un atto di resistenza e non terrorismo. Successivamente, la sua vita e quella della famiglia sono state sconvolte fai fatti che hanno portato alla destituzione e all'uccisione del padre Muammar.

Dopo l'arresto, nel luglio 2015 una corte libica lo condanna a morte, dichiarandolo colpevole di crimini di guerra. La condanna viene però definita "illegale" dall'esecutivo di Tobruk e si inizia a capire che gli equilibri politici della Libia stanno per rimescolarsi, una volta di più.

Nel 2011, all'alba della rivoluzione, Sayf al-Islam era stato visto incitare un gruppo di sostenitori armati di Gheddafi al

massacro dei manifestanti, da lui definiti "un gruppo di islamisti drogati e ubriaconi". Ma la cosa pare ormai appartenere al passato. E Sayf al-Islam Gheddafi ritorna sulla scena, proprio rievocando il passato.

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