Svolta sul vaccino Pfizer: qual è il richiamo che protegge di più

Studi recenti sull'immunità vaccinale osservano che Pfizer garantisce 3 mesi di copertura dopo la prima dose. Il generale Figliuolo starebbe valutando un cambio di strategia

Svolta sul vaccino Pfizer: qual è il richiamo che protegge di più

Il vaccino Pfizer, a circa 3 mesi dalla prima inoculazione, garantisce una risposta immunologica tripla rispetto ai 21 giorni previsti per il richiamo. Questo è quanto emergerebbe da studi recenti sull'efficacia - a lungo o breve termine - del presidio preventivo l'infezione da Covid-19. Un valido presupposto per dilatare i tempi di somministrazione della seconda dose recuperando fiale utili alla campagna vaccinale. O almeno, queste sembrerebbero essere le intenzioni del generale Francesco Paolo Figliuolo nel tentativo di colmare il divario generazionale - ancora molto ampio - tra immunizzati over 60 e giovani under 40. Dunque, si profila l'ennesimo cambio di strategia all'orizzonte?

Cambia la campagna vaccinale?

Se ci sarà un'inversione di rotta è ancora troppo presto per dirlo. Le evidenze scientifiche osservate sinora suggeriscono elevate probabilità che il vaccino Pfizer assicuri una valida "copertura" dal virus per i 90 giorni successivi alla prima inoculazione. Tuttavia, per averne conferma, bisognerà attendere l'esito definitivo degli studi relativi all'immunità vaccinale. Insomma, i tempi non sono ancora maturi per valutare un cambio di strategia nella somministrazione delle dosi. Secondo Armando Genazzani, membro italiano del Chmp (Committee for medicinal products for human use) dell'ente regolatorio europeo (Ema) "il governo si sta muovendo bene. - dichiara alle pagine de Il Messaggero - Per ora non sappiamo l'efficacia dei vaccini se si allungano i tempi, al momento quindi conviene farlo nei tempi previsti. Esistono alcuni studi, ma non sono completati. Fra qualche mese però potremo affermarlo con certezza. Quindi, meglio che le persone che hanno fatto la prima dose completino il ciclo vaccinale".

I rischi della seconda dose del vaccino Astrazeneca

La paura relativa agli eventuali effetti collaterali del vaccino Astrazeneca sta rallentando i tempi del richiamo (molti rifiutano la seconda dose dopo aver già fatto la prima) col rischio di una impasse dannosissima per l'intera campagna vaccinale. Ma si tratta di timori fondati? "Per la seconda dose non sembra che ci sia un aumentato rischio. - continua Genazzani - Al momento, tutti i dati raccolti in Inghilterra indicano che su 10 milioni di seconde dosi il rischio è inferiore o uguale alla prima dose. Quindi, le persone che hanno fatto la prima dose dovrebbero completare il piano vaccinale senza timori".

"Col richiamo a 90 giorni Pfizer protegge di più"

Studi recenti sull'immunità vaccinale dimostrano che Pfizer garantisce la protezione dal virus per i 3 mesi successivi alla prima inoculazione. Ciò significa che, se il dato sarà confermato, i tempi del richiamo potrebbero dilatarsi passando da 21 a 90 giorni. "Gli studi pubblicati dagli inglesi e dagli israeliani - rimarca Roberto Giacomelli, direttore di Immunologia clinica e reumatologia del Policlinico universitario Campus Bio-medico di Roma - dimostrano che per pazienti affetti da Covid grave che richiedono ospedalizzazione anche in soggetti con una sola dose si hanno tassi di protezione tra il 50 e l'80 per cento. Si tratta di dati ovviamente ottenuti dall'osservazione clinica. La decisione di posticipare la seconda dose in quei paesi è stata politica, non scientifica".

Ora il dilemma incombe anche per il nostro Paese. "A differenza dell'Inghilterra - prosegue Giacomelli - noi oggi abbiamo anche qualche dato scientifico che ci deriva dall'esperienza delle altre nazioni, i nostri politici quindi sono più garantiti, ci sono dati che dicono che la protezione dopo la prima dose è abbastanza alta. Quindi si può immaginare di vaccinare più persone possibile, almeno con una dose. Anche l'ipotesi di somministrare la seconda dose utilizzando un vaccino diverso dalla prima dal punto di vista biologico non dovrebbe comportare alcun tipo di controindicazione".

I dubbi

Prima di valutare un possibile cambio di strategia, bisognerà attendere l'esito dell'osservazione clinica sui vaccinati. Per questo motivo Filippo Drago, componente della task force sul Covid della Società italiana di Farmacologia, suggerisce di attenersi ancora alle attuali direttiva Ema. "Esiste una scheda tecnica approvata da Ema e noi dobbiamo attenerci a quella. La seconda dose va eseguita così come è stato indicato. - dice - Non si può andare oltre in modo arbitrario, dobbiamo tenere presente che c'è un problema di mancanza di dati oggi disponibili.

Quindi, eseguire la seconda dose molto più in là potrebbe vanificare la copertura vaccinale. Ricordiamo che in Gran Bretagna il vaccino utilizzato è stato per la stragrande maggioranza AstraZeneca. Non lo si può paragonare a Pfizer, che prevede tempi e criteri diversi".

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