Così la politica non lo ha reso più ricco

Il Financial Times ha definito questa fase della sua vita come "l'autodistruzione di Musk"

Così la politica non lo ha reso più ricco
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Non sapremo mai per quale motivo Elon Musk abbia deciso di buttarsi nella bolgia della politica americana, lui, nato in Sudafrica, cittadino canadese naturalizzato statunitense con in testa Marte come prossimo indirizzo di residenza. Roba fuori dal mondo, letteralmente. Non sapremo mai perché sia sceso in campo, se per egocentrismo, brama di potere o noia, ma in compenso sappiamo perché non lo ha fatto: per soldi.

Perché, l'uomo più ricco del mondo, ne ha persi tanti di soldi da quando si è infilato nel vicolo cieco della politica, 100 miliardi in due mesi secondo il Financial Times, che ha definito questa fase della sua vita come «l'autodistruzione di Musk».

E qui c'è l'ennesima anomalia dell'uomo Musk. Tendenzialmente chi entra in politica ne esce più ricco. Lui, che a detta di molti avrebbe incarnato il più grande conflitto di interesse, ne esce con meno denari nelle tasche. Sempre ricchissimo, ma con un impero economico meno florido rispetto a prima.

A partire da Tesla, l'auto elettrica che per anni ha rappresentato il sogno della sinistra ecologica e progressista e che ora è diventata bersaglio di attacchi politici e financo terroristici. Prima erano un simbolo, ora le danno alle fiamme. Eppure era tutto evidente, era chiaro che far coincidere la propria immagine politica - così divisiva e complessa -, con quella delle proprie aziende e dei suoi prodotti avrebbe finito inevitabilmente per danneggiare le une e gli altri, finendo per ridurre lo spazio di mercato appetibile. Uno che si è inventato Paypal, ha trasformato l'auto elettrica in uno status symbol e produce razzi che tornano da soli a terra, non poteva non aver capito che l'esperienza politica lo avrebbe danneggiato.

Ecco, questo è il punto: non poteva non saperlo e lo ha fatto. Così l'imprenditore geniale e cinico, il cyborg del tecnocapitalismo, l'alieno della politica, l'algido calcolatore di profitti assume nuovamente un ruolo umano e fallibile. Ha scelto di far politica - ipotizziamo - sapendo di erodere una parte del suo immenso patrimonio. Magari non una parte così cospicua. E lo ha fatto comunque - ipotizziamo ancora - perché in fondo, lui, a quella rivoluzione anarcocapitalista credeva veramente. Visionario e sognatore, con la consapevolezza che i sogni e gli incubi, alla fine dei conti, sono fatti della stessa materia.

E ora, se come dice il sito di informazione Politico,

l'imprenditore dovesse ritirarsi dall'attività politica, l'enigma Musk si arricchirebbe di una ulteriore complicazione somigliando sempre più a quel genio eccentrico e spesso incompreso che ha ispirato le sue vetture: Nikola Tesla.

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