Ecco la ricerca sul contagio: "Così i cani randagi infettano l'uomo"

Si tratta di uno studio pubblicato sulla rivista inglese Molecular Biology and Evolution. L'indagine è stata effettuata dagli scienziati dell'università di Ottawa, guidati dal dottor Xuhua Xia

Ecco la ricerca sul contagio: "Così i cani randagi infettano l'uomo"

I cani randagi potrebbero trasmettere il coronavirus all’uomo. Si tratta di un’ipotesi pubblicata sulla rivista inglese Molecular Biology and Evolution. Lo studio è stato effettuato dagli scienziati dell'università di Ottawa, guidati da Xuhua Xia. Gli esperti stanno infatti cercando di capire da dove provenga il Covid-19 e a tal proposito sono già state fatte diverse teorie, tra cui il pipistrello e il pangolino.

Lo studio

Come riporta Il Messaggero, nel momento in cui i virus invadono un organismo, il loro genoma riesce a eludere il suo sistema immunitario mutando. Gli essere umani e i mammiferi hanno una proteina chiamata Zap, che funge da guardiano contro i virus ed è in grado di bloccarli. Tale proteina aggredisce alcune molecole dell'Rna virale, le cosiddette Cpg, che funzionano da segnaposto per il sistema immunitario. Quest’ultimo riesce così a identificare e distruggere il virus. Eppure il coronavirus ha la capacità di eludere la proteina Zap, diminuendo il numero dei segnaposto.

Durante la ricerca, gli scienziati hanno studiato 1252 genomi di Covid-19 custoditi nella GenBank, una banca dati ad accesso libero fondata nel 1982, che riporta tutte le sequenze di nucleotidi e le relative proteine ottenute dopo la loro traduzione. Riceve le informazioni dai risultati ottenuti su oltre 300.000 distinti organismi da laboratori sparsi in tutto il mondo e rappresenta il più importante punto di riferimento nel suo campo di ricerca.

Tornando all’indagine, i ricercatori hanno scoperto che il Covid-19 e il coronavirus del pipistrello, il BatCoV RaTG13, hanno il minor numero di molecole Cpg rispetto agli altri coronavirus. Inoltre, è emerso che il parente più stretto del SARS-CoV-2 è il genoma di un pipistrello trovato nel 2013 nella provincia cinese dello Yunnan, ma disposto in sequenza alla fine del 2019 a Wuhan. Quindi, gli esperti hanno analizzato i cani e sono giunti alla conclusione che solo i genomi dei coronavirus canini hanno una quantità di molecole Cpg uguale a quelle del Covid-19 e del virus del pipistrello. "L'antenato del nuovo coronavirus e del suo parente più stretto, quello del pipistrello, ha infettato l'intestino dei cani - spiega il dottor Xia -, dove è cambiato rapidamente in modo da fare il salto nella specie umana".

La

tesi dei ricercatori è che il nuovo coronavirus si sia diffuso dai pippistrelli ai cani randagi. In questo modo si è diffuso rapidamente nell'intestino dei cani, evitando la proteina Zap e diventando un pericolo per l'uomo.

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