Che cosa c'era dentro la cassaforte di Genovese

Si allarga a macchia d'olio sull'imprenditore Genovese in carcere per aver stuprato una ragazza 18enne. A Live Non è la d'Urso esce un'ipotessi che getterebbe ombre sull'inchiesta, la presunta vittima avrebbe infatti incontrato alcune persone dell'entourage di Genovese pochi giorni dopo lo stupro, notizia che ha fatto dimettere i suoi avvocati

Che cosa c'era dentro la cassaforte di Genovese

Alcune persone dell’entourage di Alberto Genovese, l’imprenditore accusato di aver stuprato e drogato una ragazza diciottenne durante una delle tante feste nel suo attico al centro di Milano, avrebbero rivisto la vittima dopo la presunta violenza. E’ quanto viene fuori da un’inchiesta di Live non è la d’Urso che avrebbe rivelato non soltanto questo particolare, ma anche altre situazioni molto scottanti in questa orribile vicenda. Dopo la bomba mediatica sullo stupro nella famosa “Terrazza Sentimento”, ora sono in molte le ragazze che si stanno recando spontaneamente dagli inquirenti per dichiarare di aver subito trattamenti simili dall’imprenditore milanese e non soltanto nell’attico milanese ma anche a Villa Lolita la residenza presa in affitto ad Ibiza dove Genovese passava le vacanze.

L’accusa arriva da una ragazza di 23 anni ospite a luglio che si è presentata spontaneamente agli inquirenti ancora prima che l’imprenditore fosse arrestato. “Cocaina, 2CB e pasticche di vario genere che Alberto metteva liberamente e gratuitamente a disposizione di tutti gli ospiti” questo il racconto della ragazza che ha poi spiegato di aver seguito l’imprenditore e la sua fidanzata in camera da letto dove avrebbe assunto altre sostanze stupefacenti. Poi i ricordi annebbiati flash e allucinazioni e la sensazione di aver subito un rapporto sessuale.

Tornata in Italia, dopo le rivelazioni della 18enne, la ragazza di fa coraggio e presenta formale denuncia aggravando in questo modo la posizione di Genovese. A stupire però, sarebbe la rivelazione, riportata prima dalla trasmissione “Quarto Grado” e poi da "Live Non è la d'Urso", che svela come la 18enne avrebbe, pochi giorni dopo lo stupro, incontrato alcune persone dell’entourage di Genovese a cena. Il motivo è ancora ignoto ma tanto è bastato per far rimettere con una nota l’incarico agli avvocati della ragazza.

Le notizie riportate ieri sera nell’ambito della trasmissione televisiva Quarto Grado, edita da Mediaset - scrive l’avvocato Procaccini - che riportano di contatti intervenuti sabato scorso tra l’Assistita e persone dell’entourage di Genovese, vere o false che siano, ma che vanno lette unitamente ad una ulteriore serie di circostanze, hanno fatto assumere a me ed al collega Macrì la determinazione di non volere più far parte della difesa della ragazza ed ai medici che hanno fin ora seguito la ragazza di non voler più occuparsi del caso“.

Parole molto forti che arrivano come macigni in una situazione ancora poco chiara. A fare invece da contraltare un’altra ragazza ha invece raccontato, con un’esclusiva di Live cose molto diverse. Si tratta proprio della fidanzata di Genovese che ai microfoni di Barbara d’Urso ha dichiarato: “Facevamo una vita normale, come i fidanzati normali – ha spiegato – con me non è mai stato violento, era premuroso, protettivo e generoso. Leggendo sui giornali quanto sarebbe accaduto – ha aggiunto – rimango scioccata anche io”.

Nel frattempo nella cassaforte

dell’imprenditore, capace di spendere 150 mila euro solo in champagne, sono state trovati 9mila euro in stupefacenti. Si aggrava quindi la posizione di Genovese in un’inchiesta che giorno dopo giorno si sta allargando a macchia d’olio.

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