"Ho fatto 7 mesi dentro per l’errore di un pm"

Ecco una storia di malagiustizia successa a un livornese di 34 anni

"Ho fatto 7 mesi dentro per l’errore di un pm"

"Ero uscito di casa tranquillo, come ogni giorno, e mi sono ritrovato in carcere per quasi sette mesi. L'impatto è stato durissimo. Per fortuna ho un carattere forte, che mi ha permesso di affrontare a modo mio anche la galera. Sapevo di non aver fatto niente, che tutto si sarebbe risolto nel migliore dei modi. E così è andata. Ma mi hanno fatto patire". Massimiliano Olivieri è un 34enne livornese, vittima di un caso di malagiustizia, ha raccontato al Tempo la sua storia. Era stato arrestato nel 2012 perché trovato in possesso di 213 chili di cocaina purissima e a poco erano serviti i suoi tentativi di spiegare ai giudici e ai pm che gli zaini in cui era stara nascosta la droga non erano suoi.

La sua unica colpa era stata quella di aver aperto uno zaino e aver tirato un panetto di 5 kg di droga ma dall'esame dei tabulati telefonici, del dna o del suo computer erano state trovate prove che lo legassero in qualche modo al traffico di droga. Si era soltanto trovato nel posto sbagliato, nel momento sbagliato e tanto è bastato per essere arrestato per traffico di droga e passare sei mesi in carcere per poi essere assolto anche se i pm avevano chiesto 4 anni di detenzione per lui. "Mi hanno sequestrato il cellulare, il computer, hanno perquisito la mia casa, il gommone è stato analizzato dal Ris di Roma, eppure nulla è emerso a mio carico. I magistrati - spiega Massimiliano - si sono subito resi conto che non ero un narcotrafficante, ma volevano farmi pagare il possesso di quei cinque chili di cocaina. Io credo che, nel momento in cui si sono accorti che non ero la persona che cercavano, e dunque che la loro operazione era andata male, hanno pensato che qualcuno dovesse comunque pagare. E invece ero innocente, mentre ancora oggi i veri colpevoli non sono stati scovati". Ora il suo avvocato, Massimo Gambaccini vuole predisporre l’istanza di risarcimento per ingiusta detenzione.

"Dopo due mesi ho anche chiesto i domiciliari, ma me li hanno negati. Il giorno in cui mi hanno arrestato - racconta ancora la vittima - dovevo andare a prendere mia figlia a scuola, e invece l'ho rivista in carcere dopo molte settimane. Mi hanno rifiutato anche il patrocinio gratuito perché, secondo loro, vista la mia attività illecita, da qualche parte i soldi ce li dovevo avere. Ma non avevo e non ho un centesimo, tanto che non ho ancora pagato il mio avvocato, che non finirò mai di ringraziare".

Massimiliano si dichiara "sfortunata" ma si dice anche "convinto che sette mesi di carcere preventivo sarebbero stati troppi anche se fossi stato colpevole" e perciò spera di essere risarcito. "Tre giudici mi hanno assolto per non aver commesso il reato. Penso di averne diritto", conclude.

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