I contagi come a marzo. Perché ora non fanno paura

Anche l'Istituto superiore di sanità riconosce che "l’indice di trasmissione resta basso". La diffusione del virus in Italia è stata contenuta

I contagi come a marzo. Perché ora non fanno paura

Il numero dei contagi nel nostro paese è simile a quello che si registrava nel mese dello scorso marzo. Ma qualcosa però è cambiato e adesso non fanno più così paura. La situazione è molto diversa da quella che abbiamo vissuto la passata primavera.

I contagi simili a marzo. Ma non fanno più paura

Finalmente anche l’Istituto superiore di Sanità sembra essersene accorto. “Sebbene il numero di casi riportato giornalmente sia numericamente simile a quanto riportato alla fine di febbraio 2020, la fase epidemiologica è completamente diversa”, come si legge in una nota reperibile tra le FAQ del portale dell’Istituto. Adesso si cercano tutti i contagiati, e la maggior parte risulta asintomatica. Prima invece quasi tutti presentavano sintomi riconducibili al coronavirus. Nelle ultime settimane vi è stato un notevole aumento dei contagi, come si può vedere nei bollettini giornalieri emessi dal Ministero della Salute. Nelle ultime 24 ore nel nostro paese sono stati registrati 1.597 nuovi casi, contro i 1.430 del giorno precedente, mercoledì 9 settembre. I decessi invece sono calati, passando dai 16 di mercoledì ai 10 di ieri.

L’Iss ha spiegato che “nelle ultime 5 settimane in Italia si è assistito a un aumento nell’incidenza dei casi di Covid-19 mentre l’indice di trasmissione nazionale (Rt) calcolato sui casi sintomatici non sempre ha superato il valore medio di 1 nello stesso periodo, tranne nell’ultima settimana. Sebbene possa non essere intuitivo, i due dati non sono in contraddizione”. Quindi, nonostante il fatto che da metà luglio vi sia stato un aumento continuo dei positivi totali, vi è comunque stata una situazione stabile. Solo nell’ultimo periodo è stato notato un lieve aumento della trasmissibilità.

Facile quindi affermare che, anche se il numero di casi riportato quotidianamente sia molto simile a quello registrato alla fine dello scorso febbraio, la fase epidemiologica è molto differente con casi diagnosticati quasi esclusivamente in sintomatici. “Questo dato, letto assieme a quello sul numero di nuovi casi diagnosticati ogni giorno suggerisce che il grande lavoro svolto dai servizi territoriali ha per il momento contenuto la diffusione del virus sul nostro territorio. Il fatto che non vi sia sovraccarico dei servizi assistenziali è una conferma di questo”. Del resto, è quello che molti esperti stanno dicendo già da diverso tempo. E spesso sono stati per questo attaccati da più fronti. Il professor Alberto Zangrillo, primario di anestesia e terapia intensiva dell'ospedale San Raffaele di Milano, ha spesso spiegato perché il virus in questo momento risulti meno aggressivo nei confronti dei soggetti positivi e quindi perché i decessi siano drasticamente diminuiti. Anche Matteo Bassetti, Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive dell’Ospedale San Martino di Genova, gia a metà agosto aveva detto che il Covid adesso fa meno paura. Per entrambi gli esperti non etrano mancati gli attacchi da parte di allarmisti.

Non vi è sovraccarico negli ospedali

Importante in questa fase l’attività di screening e tracciamento dei contatti e dei casi importati dall’estero da parte dei dipartimenti di prevenzione. Un maggiore o minore aumento dei positivi asintomatici trovati non dipenderebbe dalla trasmissibilità del virus ma dal numero di analisi effettuate. Proprio per questi motivi, le stime di R0 e Rt non tengono conto delle infezioni asintomatiche. Infine, come sottolineato dagli esperti, “il fatto che non vi sia sovraccarico dei servizi assistenziali è una conferma della nuova fase.

Allo stesso tempo però l'aumento dei casi diagnosticati conferma che ci sia una elevata circolazione del virus (sia autoctono che re-introdotto da altri Paesi) e dà conto dell'aumento del lavoro richiesto agli stessi servizi territoriali le cui capacità di risposta rischiano di essere messe a dura prova".

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