L'eroe dimenticato di Nassiriya restituisce le medaglie allo Stato

L'ira di Pietro Sini, abbandonato dalle istituzioni e dall'Arma dei carabinieri

L'eroe dimenticato di Nassiriya restituisce le medaglie allo Stato

Dimenticato dallo Stato. Pietro Sini, l'eroe di Nassiriya, reduce dalla strage di carabinieri, nel 2003, quando aveva salvato cinque persone ha esternato la sua rabbia nei confronti dello Stato. Lui, che il 12 novembre di tredici anni fa si era infilato dentro la base Maestrale appena attaccata dai terroristi per prestare soccorso ai colleghi feriti, ora si sente abbandonato. E per questo ha deciso di riconsegnare le onorificenze che gli erano state assegnate dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e cioè la nomina di Cavaliere della Repubblica Italiana e la medaglia d’oro - con annessa pergamena - quale vittima del terrorismo. Il tutto per "metter fine a una situazione assurda che dura da anni". In particolare Sini ce l'ha con l'Arma dei carabinieri, rea, a suo dire, di non considerarlo soprattutto in occasione degli appuntamenti istituzionali quali la ricorrenza della Virgo Fidelis (patrona dei carabinieri) o della commemorazione dell’attentato di Nassiriya o di altri attentati costati la vita a militari in missione all’estero.

"In diverse occasioni sono stato contattato informalmente dall’Arma che mi preannunciava un invito a qualche cerimonia – ha raccontato a La Nuova Sardegna – ma poi l’invito vero e proprio non arrivava mai. E ancora, mi hanno invitato a un incontro con tutti i decorati e feriti sardi in missioni di pace che si doveva tenere a Iglesias. Mi hanno detto che ci sarebbe stata un’auto a mia disposizione, ma qualche giorno dopo quell’auto non era più disponibile. Siccome conosco le difficoltà del momento, la cosa non mi ha infastidito ma quando sono arrivato a Iglesias ho scoperto che molti colleghi erano arrivati a bordo delle auto dell’Arma. E, benché amareggiato, sono andato via dal raduno senza dir niente a nessuno.

Non mi invitavano neppure alla commemorazione che si tiene ogni anno a Porto Torres e questo ha creato dei problemi non tanto a me quanto a mio figlio: i suoi compagni, infatti, gli chiedevano conto della mia assenza, arrivando a ipotizzare che mi ero inventato tutto".

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