Saviano: "A Riace gestione sana". E il "modello" finisce in manette

Saviano lodò il modello di Riace. Oggi il sindaco Mimmo Luciano è stato arrestato e posto ai domiciliari. Sulla gestione dei fonti, atti alla Corte dei Conti

Saviano: "A Riace gestione sana". E il "modello" finisce in manette

Saviano ci si era fiondato e lo aveva lodato in tutte le salse. Quasi sbrodolandosi. “Andate a Riace! Quello che sta accadendo lì da anni deve essere misurato con le proprie iridi, sentito con i propri timpani, accolto tra le proprie braccia”, scriveva il Nostro un mesetto fa. E il rumore che sentivano le sue orecchie non era quello delle manette scattate oggi ai polsi del sindaco Mimmo Lucano. Siamo in fervida attesa della rottura del silenzio da parte dell’autore di Gomorra. Per ora non si è ancora espresso sull’arresto (ai domiciliari) del sindaco della città simbolo del buonismo e dell’accoglienza. Per carità, garantismo ci impone di ricordare che è innocente fino a terzo grado di giudizio (principio che la sinistra di solito applica a targhe alterne). Ma non si può non andare a pescare le parole di Saviano che, come petali, scesero sulla “cattedrale di libertà” che da tempo dimostrava luci ed ombre.

Già, perché l’indagine su Riace non è partita ieri e i primi dubbi erano iniziati a trapelare qualche tempo fa, quando la prefettura di Reggio Calabria contestò alcune anomalie. Oggi i finanzieri del gruppo di Locri, su ordine della procura locale, hanno arrestato il sindaco Mimmo Lucano. "La misura cautelare – spiegano i pm - rappresenta l’epilogo di approfondite indagini, coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica di Locri, svolte in merito alla gestione dei finanziamenti erogati dal Ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Reggio Calabria al Comune di Riace, per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico”.

Secondo l’accusa Lucano avrebbe dimostrato una “particolare spregiudicatezza” nell’organizzare “veri e propri matrimoni di convenienza tra cittadini riacesi e donne straniere” al fine di “favorire illecitamente la permanenza di queste ultime nel territorio italiano”. La procuragli contesta il "favoreggiamento dell’immigrazione clandestina" e il "fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti". Non solo. Perché sebbene sulla gestione dei fondi per l’accoglienza il Gip non abbia rilevato le “ipotesi delittuose ipotizzate” dai pm, questi ha comunque riconosciuto il “diffuso malcostume” e la “estrema superficialità” nella gestione dei fondi dell’accoglienza. Per il giudice di Locri, a Riace c'è stata una "tutt'altro che trasparente gestione, da parte del Comune e dei vari enti attuatori, delle risorse erogate per l'esecuzione dei progetti Sprar e Cas”.

Eppure per Saviano, Lucano aveva gestito l’accoglienza “con spese di gran lunga inferiori a qualsiasi altro centro e ne è prova l'esiguità dei fondi impegnati”. A dire se l’affermazione dello scrittore era giusta o sbagliata sarà la Corte dei Conti, visto che la procura (che probabilmente presenterà ricorso presso il Tribunale della Libertà) sostiene che "dalle indagini” sono emerse “diffuse e gravi irregolarità”.

Tanto che procederà subito alla "trasmissione degli atti alla Procura Regionale della Corte dei Conti ai fini dell'accertamento del connesso danno erariale". Sarà stato davvero un “luogo di gestione sano” come vergato dall’autore di Gomorra?

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