La terza via che tutela il Paese

La terza via che tutela il Paese

Caro direttore,

su una riforma importante come quella del Mes, ieri in Aula alla Camera il centrodestra si è presentato unito e forte davanti al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, alla vigilia del Consiglio europeo di oggi e domani a Bruxelles. La risoluzione unitaria che Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia hanno presentato non solo descrive lo stato di salute della nostra parte politica, ma tutela soprattutto gli interessi del Paese e pone le basi per un rinnovato ruolo dell'Italia in Europa. Sebbene si partisse da posizioni per alcuni versi distanti tra gli alleati, l'accordo si è trovato su punti che ribadiscono il convinto europeismo della coalizione, pur nella consapevolezza delle criticità presenti nella riforma del Trattato intergovernativo sul Mes e nell'intera architettura istituzionale dell'Ue. Punti critici che solo tutti insieme possiamo concorrere a correggere, nel Parlamento italiano e in quello europeo.

Negli impegni della nostra risoluzione abbiamo voluto rivendicare proprio la centralità di quest'ultimo, in quanto unica istituzione Ue direttamente eletta dai cittadini. Lo stesso Parlamento Ue si è sempre battuto per avere un più forte potere di controllo sul Mes, per tutelare, in momenti di crisi, l'interesse generale e non far prevalere quello di uno Stato su un altro. Proprio il Parlamento Ue, quindi, ha sollevato forti perplessità e ha avanzato richieste di modifica alla riforma del Mes così che il 14 marzo 2019, l'Aula di Strasburgo ha votato (con il sostegno di Fi) una risoluzione che ha ribadito questi principi. Ma Fi e gli alleati ritengono fondamentale soprattutto il coinvolgimento del Parlamento italiano alle trattative che il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri e il presidente Conte stanno portando avanti rispettivamente a livello di Eurogruppo e di Consiglio europeo. Sovranità e centralità del Parlamento che sono mancati negli ultimi dieci anni di storia Patria, dalla bufera della speculazione finanziaria che si scatenò sul nostro debito sovrano nella maledetta estate-autunno del 2011, all'approvazione della Direttiva sul bail-in che ha messo in crisi il sistema bancario italiano, fino a quel momento il più solido di tutto il panorama europeo. Centralità del Parlamento che ha rischiato di venire a mancare anche con riferimento alla riforma del Mes: lo scorso 19 giugno 2019, infatti, l'allora maggioranza di governo chiedeva l'impegno del presidente del Consiglio a non approvare modifiche che potessero penalizzare l'Italia. Ebbene, questo impegno nel successivo Consiglio europeo del 20 e 21 giugno 2019 non è stato di fatto rispettato. Da qui il dibattito politico che si è scatenato sul Mes nelle ultime settimane. Da qui, anche, la risoluzione unitaria del centrodestra di ieri, con la quale, dopo avere indicato tutte le criticità della riforma, abbiamo chiesto al presidente Conte di impegnarsi a subordinare l'assenso dell'Italia al Mes alla logica del «package approach» e, conseguentemente, alla soluzione dei punti controversi e dannosi per il nostro Paese, criticità a oggi ancora presenti tanto nel Mes quanto nel completamento dell'Unione bancaria.

Ci sono due occasioni, a gennaio e a febbraio 2020, prima della prossima riunione dell'Eurogruppo e della nuova, dopo quella di domani e dopodomani, riunione del Consiglio europeo. In questi mesi avremo tutto il tempo per promuovere in Parlamento un'apposita riflessione che definisca gli indirizzi definitivi sulla materia. In particolare, un eventuale Memorandum of understanding tra Commissione e Mes dovrà ribadire l'assenza di possibili sovrapposizioni di competenze tra le due istituzioni, nonché riconsiderare la concentrazione di poteri a oggi prevista in capo al direttore generale del Mes e coinvolgere il Parlamento Ue. Inoltre, un eventuale accordo tra la Commissione e il Mes sulla metodologia comune da seguire nell'analisi di sostenibilità dei debiti pubblici dei Paesi e in quella di capacità di ripagare il prestito dovrà ribadire che le decisioni finali non saranno prese in nessun caso sulla base di automatismi, ma che resterà aperto un margine per giudizi discrezionali da parte del Consiglio dei governatori.

Nell'ambito della discussione sul completamento dell'Unione bancaria, sarà di primaria importanza escludere qualunque revisione al trattamento prudenziale dei titoli sovrani. Solo con una decisione positiva sull'introduzione di un titolo comune privo di rischio («Safe asset» - Eurobond) potrà essere considerata la facoltà di stabilire limiti di concentrazione per le esposizioni sovrane delle banche. Tali limiti dovranno comunque essere uguali per tutti i titoli sovrani dell'area euro (nessuna ponderazione per il rischio) ed essere accompagnati da una franchigia sufficientemente elevata.

Infine, la risoluzione unitaria chiede al governo l'impegno a dare compiuta attuazione alla Legge 234 del 2012, conosciuta come «Legge Moavero», riferendo alle Camere e agli organi parlamentari competenti circa l'effettivo stato di avanzamento del negoziato sul Mes e sugli altri elementi del pacchetto. Se così sarà, noi avremo fatto gli interessi di tutto il Paese. Non della maggioranza, non dell'opposizione.

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