Usura, tante denunce ma in pochi accedono al fondo di solidarietà

Il paradosso, le vittime di racket e usura hanno diritto a fondi statali ma sono poche le domande presentate. Così allo Stato restano 100 milioni.

Usura, tante denunce ma in pochi accedono al fondo di solidarietà

Le vittime di usura e racket che denunciano i loro aguzzini spesso non accedono al fondo di solidarietà messo a disposizione dal governo per rientrare nel circuito economico legale. Eppure l’opportunità è importante: chi denuncia l’estorsione, può ottenere finanziamenti a fondo perduto, chi incastra gli strozzini può ottenere mutui decennali senza interesse.

Eppure, nonostante le denunce, le domande per accedere ai fondi restano pochissime. “C’è purtroppo poca informazione su questo tema – spiega Luigi Cuomo, presidente di Sos Impresa -, pochi sanno di quest’opportunità e spesso ne vengono a conoscenza quando ormai i termini per presentare domanda sono scaduti”.

Le stime relative a quanto viene “inutilizzato” rispetto agli stanziamenti restituiscono un quadro che non è dei più lusinghieri. Solo il 20% di quanto stanziato arriva viene effettivamente richiesto dagli imprenditori che denunciano. Perché gli altri, semplicemente, non lo sanno. “La percentuale di corrisposto, rispetto alla capacità del fondo, è attorno al 20%. Cento milioni su 120 rimangono nelle casse dello Stato”. Per dare una scossa e per ampliare la base di richieste, che rispetto alle denunce rimangono – a livello nazionale – a dir poco basse, c’è bisogno di informazione ma pure dell’intervento del governo.

Cuomo spiega: “La proposta è contenuta nel testo di riforma al codice antimafia. Per noi i termini perentori per la presentazione delle domande (che per le vittime di usura è di 180 giorni, mentre scende a 120 per chi denuncia estorsioni) andrebbero cassati o, per lo meno, allungati rispetto ai parametri attuali”.

Le richieste, a fronte delle denunce, sono più basse al Sud, e specificamente in Campania e Calabria rispetto alle altre aree del Paese. Eppure quello dell’usura, in tempi di crisi come questi, è un fenomeno che riguarda da vicino un mare di persone. Anche perché, nel frattempo, s’è diversificato. Non esiste più solo lo strozzino classico, quello che imbottisce di interessi un prestito, quello che “vende i soldi”. C’è l’ombra sempre più ingombrante della criminalità organizzata che non mira ai patrimoni personali delle piccole e medie imprese. Punta, oggi, direttamente alle aziende “pulite” di cui ha disperato bisogno per movimentare e riciclare denaro sporco.

“Spesso si presentano come persone che agiscono conto terzi – racconta Cuomo – ma sappiamo bene che quando il crimine parla di soldi non delega mai nulla a nessuno. Ci si presenta come salvatori di aziende in difficoltà e ciò, alla lunga, rappresenta un meccanismo assai subdolo: la vittima, in questo caso, sente un dovere di gratitudine nei confronti di chi le ha consentito di non dichiarare bancarotta. Denunciare in questi casi, dove si crea un rapporto perverso persino di fiducia e riconoscenza tra vittima e criminali, diventa assai complicato”.

Non c’è settore dell’economia che possa dirsi completamente al sicuro dalle mire dell’usura e del racket alla ricerca di partite Iva pulite grazie a cui ripulire i guadagni illeciti. Quello edilizio è storicamente un settore a rischio, come anche l’autotrasporto su gomma. Negli ultimi tempi fanno gola le attività turistiche, di ristorazione e i supermercati, settore che risente della crisi ma che ha dalla sua il fatto che riesca a movimentare tantissimi contanti.

Per Sos Impresa denunciare è importante. “Denunciare conviene – dice Luigi Cuomo – e va fatto bene, bisogna sapere che sui territori ci sono tanti sportelli e associazioni in grado di assistere al meglio le vittime di questi tipi di reato. E che possono accompagnarle in un percorso utile a farle rientrare nell’economia legale, tramite (anche) l’accesso al fondo messo a disposizione dal commissariato antiracket.

Vorrei esortare, oltre alle imprese, alla società civile, tutte le persone perbene: sostenete e siate sempre solidali con chi denuncia. Perché chi lo fa conquista un pezzettino di libertà per sé, per la sua famiglia, per la sua azienda e per tutti noi”.

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