Il vaccino anti-Covid? ​Come funziona davvero

Tra scetticismi, paure e speranze, si aspettano le prime 470mila dosi, mentre Speranza mira a 13milioni di vaccinati entro marzo

Il vaccino anti-Covid? ​Come funziona davvero

Non viene iniettato nulla che appartenga al Coronavirus nel nostro organismo. E’ questa la novità del vaccino anti Covid che l’Italia e tutta l’Europa somministrerà nelle prossime settimane. Si tratta delle dosi prodotte dalle aziende Pfizer - Biontech, che prevedono di iniettare un mRNA (RNA - messaggero) nell’organismo. Nessun virus quindi, quello che viene iniettato é una sorta di messaggio che arriva alle cellule, dando l’ordine di produrre la proteina SPIKE. Proteina uguale a quella del Corona virus, l’ “uncino” per intenderci, che nel caso di Covid-19, si aggancia al ricettore delle cellule, provocando la diffusione della malattia.

E' proprio in questo la novità, l’importanza e la sicurezza del vaccino a base di mRNA. Come spiegano immunologi, virologi e infettivologi, a differenza dei vaccini tradizionali, la nuova vaccinazione evita sia di somministrare dall’esterno il virus, per scatenare le difese immunitarie, ma rischiando una possibile infezione, sia di introdurre una piccola parte di virus, per ridurre il rischio di ammalarsi, ma con lo svantaggio di avere una difesa immunitaria insufficiente.

Il vaccino a base invece di RNA messaggero, ha il beneficio da un lato, di impedire possibili infezioni da Covid - 19, proprio perché non viene somministrato il Corona virus neanche in forma debilitata, dall’altro stimola la produzione di “uncini” in quantità massiccia, tale da ottenere una risposta immunitaria efficace al 95%. Questa è la grande importanza e innovazione per la quale dovremmo essere grati alla scienza, perché apre la via a nuovi vaccini da applicare anche per altre patologie, come quelle tumorali per esempio, avendo più sicurezza rispetto al passato. Basterà, per rendere semplice, modificare il messaggio, quindi l’RNA messaggero per avere la risposta immunitaria giusta.

Sino a ieri i vaccini seguivano due strade per immunizzare un organismo contro un’infezione: iniettare dall’esterno il virus della malattia stessa, ma indebolito, per abbassare il rischio di ammalarsi, stimolando però una buona attivazione delle difese immunitarie. In alternativa iniettare una piccola parte del virus in modo da ridurre a zero l’eventuale malattia, ma con una produzione di anticorpi insufficiente, proprio per la ridotta particella di virus iniettata.

Con la nuova campagna vaccinale anti Covid invece, il sistema è innovativo e tra l’altro appare sicuro, proprio perché si evitano i rischi che presentano i vecchi vaccini. Non solo, ma la paura di possibili mutazioni genetiche con la vaccinazione anti Covid, sarebbe del tutto immotivata, proprio perché si tratta di somministrare un RNA.

L’RNA infatti, che viene iniettato non è il patrimonio genetico originale del virus, ma è una copia di una piccola parte di esso, quella parte che consente la produzione degli “uncini” che si trovano sulla superficie virale e che si agganciano poi alle cellule. Sostanzialmente gli scienziati sono stati in grado di copiare un messaggio dal patrimonio genetico del Corona virus, che ordina alle cellule di riprodurre la proteina SPIKE, ossia gli “uncini”. In questo modo si evita di riprodurre l’intero virus, infatti non viene copiato interamente il patrimonio genetico del Corona virus, che potrebbe provocare la malattia, ma solo una parte, un messaggio per avere una grande produzione di SPIKE, ottenendo comunque un’elevata difesa immunitaria.

La proteina SPIKE quindi viene prodotta all’interno del nostro organismo e non iniettata dall’’esterno. E’ questa è già una grande scoperta perché la produzione della proteina è in grande quantità, riuscendo ad avere risposte ottimali dagli anticorpi, senza i rischi di ammalarsi di Covid, come se si introdusse il virus.

L’altro aspetto da sapere è che il patrimonio genetico del virus è nell’RNA, quello umano nel DNA. Sono due cose completamente diverse, di natura differente che non possono interagire, per cui l’RNA iniettato, non può collegarsi, sostituirsi, modificare il nostro DNA ,che invece resta intatto.

Stando alle notizie ad oggi recepite, il vaccino non provoca mutazioni genetiche ed è quindi sicuro, lo ha affermato anche il commissario straordinario Covid Domenico Arcuri, durante un'intervista a "Domenica in".

"La garanzia – ha detto - è data dalle autorizzazioni rilasciate da AIFA (agenzia italiana per il farmaco) e dall’EMA (agenzia europea per il farmaco).” Il fatto che sia stato prodotto in poco tempo, non deve però lasciare perplessità. Va infatti tenuto conto che i tempi rapidi sono stati possibili grazie alle nuove tecnologie e agli investimenti mai fatti prima per la ricerca. Più risorse ci sono, più rapidi sono le terapie. Fare investimenti in risorse umane e attrezzature innovative, permette sicuramente di accorciare i tempi. C’è anche da considerare che la pandemia aiuta la validazione del vaccino, che di norma deve aspettare che si verifichi un certo numero di infezioni, prima di poter essere validato per una campagna vaccinale. Poiché nell’emergenza sanitaria, sono tante le persone che purtroppo si ammalano, non c’ bisogno di attendere una casistica sufficiente.

Quanto ai possibili effetti collaterali, si sono registrate poche reazioni allergiche con sintomi che vanno dalla febbre, al mal di testa, spossatezza, dolore più o meno lieve nell’area di iniezione, ma nulla di particolarmente grave.

Non ci sono ragioni di immaginare effetti che si manifestino a distanza di mesi o anni, anche se il monitoraggio dei soggetti vaccinati continuerà nel tempo. Così come non abbiamo notizie sugli effetti del vaccino nei bambini e nelle donne in gravidanza. Il vaccino è stato esaminato su circa 20 mila persone di fascia di età compresa dai 18 anni agli over 55.

Altra cosa che ancora non conosciamo, è quanto duri l'efficacia del vaccino, tenuto conto che è composto da grassi, zuccheri, sali e acqua. Al momento possiamo dire che dopo la prima somministrazione, ne occorre una seconda dopo 21 giorni, per poter avere una copertura al Covid-19 pari al 95%, non si sa ancora per quanto tempo.

Il ministro Speranza ha scritto in un twitt che è suo obiettivo quello di poter registrare 13milioni di italiani vaccinati entro fine marzo, ricordando che il vaccino è gratuito e su base volontaria. Proprio quest’ultimo aspetto, lascia perplessità perché, per avere l’immunità di gregge e poter sperare di riprendere una vita normale e senza restrizioni, si dovrà vaccinare come ha detto Arcuri, circa l’80% della popolazione. Tra paure, scetticismi, c’è chi teme di non arrivare a quei numeri. Gli infettivologi parlano di convincimento, ma se non dovesse bastare, allora la politica dovrà aprire il dibattito sulla obbligatorietà del vaccino, almeno per quelle figure che lavorano a stretto contatto con il pubblico: oepratori sanitari, personale scoalstico, ecc...

Ce la faremo? Arcuri è ottimista. “Non possiamo permetterci altri ritardi” - ha detto il ministro Spadafora - mentre Calenda ricorda come all’appello manchino circa 15 mila vaccinatori, per poter avere poi la possibilità di rispettare la road map della campagna vaccinale. La prevenzione anti Covid non significa solo distribuire, conservare vaccini, ma soprattutto anche somministrarli e per questo servono risorse umane.

“Dieci giorni fa - ha detto Arcuri - abbiamo chiesto man forte ai giovani medici, hanno aderito in 20 mila.”, mentre in queste ore é in discussione al senato, la legge di bilancio che prevede assunzioni pari a 9mila medici e 12 mila infermieri, tutti precari però, perché si parla di contratti per nove mesi.

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