Terremoto, vescovo di Ascoli: "Stiamo ancora raccogliendo i morti"

Il vescovo di Ascoli Piceno, monsignor Giovanni D'Ercole, racconta la tragica notte di Pescara del Tronto: "Non si vedeva nulla, si sentivano solo le grida delle persone"

Terremoto, vescovo di Ascoli: "Stiamo ancora raccogliendo i morti"

“Ecco sta tremando di nuovo, in questo momento”. Trema ancora la terra a Pescara del Tronto, alle quattro del pomeriggio, proprio mentre siamo al telefono con il vescovo di Ascoli Piceno, Giovanni D’Ercole, che a ilGiornale.it racconta la situazione nel paese devastato dalla scossa di magnitudo 6.0 di questa notte. “Pescara del Tronto è un paese morto, distrutto totalmente”, questa è la testimonianza di monsignor D’Ercole, che da questa notte si trova qui per dare supporto alla popolazione colpita dal sisma che ha provocato, finora, 73 vittime.

Un bilancio che, purtroppo, è ancora provvisorio. “Vorrei poter dire il contrario, ma sono costretto a dire che, sì, il bilancio delle vittime è destinato a crescere”, spiega il monsignore, “a Pescara del Tronto in questo momento stiamo raccogliendo i morti". “Ci sono sicuramente molte persone morte sotto le macerie, che sono già state individuate ma che i soccorritori fanno fatica ad estrarre”. “E poi si cercano i dispersi, quelli che mancano all’appello, per capire dove si trovino”, spiega il vescovo, “ma le operazioni sono difficilissime perché qui è tutto un ammasso di macerie”.

“Sono arrivato abbastanza presto perché ho intuito che la situazione poteva essere drammatica, avendo l’esperienza de L’Aquila, e sono venuto qui per stare vicino alla gente e per capire come muoversi”, spiega monsignor D’Ercole. “Il primo impatto, stanotte, è stato terribile, non si vedeva nulla, si sentivano solo le grida delle persone, poi la polvere, che si alzava continuamente perché continuavano a cadere i calcinacci dagli edifici”. “Uno spettacolo dolorosissimo, una scena che fa impressione”, così monsignor D’Ercole ha descritto lo scenario che si è trovato davanti stamattina nella frazione di Arquata.

“Stiamo aiutando le persone che sono rimaste e chi ha perso i propri cari a sopportare il dolore: è un lavoro difficile, delicato, ma necessario”, racconta monsignor D’Ercole a ilGiornale.it. La voce del vescovo è a tratti quasi sovrastata dal rumore degli elicotteri impegnati nel pattugliamento aereo della zona. “I soccorritori stanno lavorando a pieno ritmo”, spiega monsignor D’Ercole, “ho ricevuto moltissima solidarietà in queste ore, da persone che vogliono venire qui per aiutare, ma in questo momento venire in massa significa intralciare le attività di soccorso, per questo consigliamo di cominciare solo dai prossimi giorni a vedere come aiutare”.

Una situazione difficilissima quindi.

Soprattutto perché secondo monsignor D’Ercole, quello che ha fatto tremare la terra stanotte è solo uno di due terremoti. “Il secondo terremoto”, spiega il vescovo, “è quello interiore che provoca danni invisibili e distrugge dentro: quello della sofferenza e della solitudine”.

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