È morto a Roberto Calasso, deus ex machina di Adelphi

Malato da tempo, si è spento a Milano all'età di 80 anni. Dal 1971 diresse e portò alla ribalta uno dei marchi editoriali più iconici d'Italia

È morto a Roberto Calasso, deus ex machina di Adelphi

La letteratura è in lutto. È morto a Milano lo scrittore e direttore editoriale di Adelphi, Roberto Calasso. Aveva 80 anni e da tempo lottava contro la malattia. Ciò non gli ha impedito, comunque, di mettere ordine tra i ricordi di una vita straordinaria e dare alle stampe, proprio oggi, due libri autobiografici, Memè Scianca, che racconta la sua infanzia trascorsa a Firenze, e Bobi, un memoir su Roberto Bazlen che insieme a Luciano Foà fu ideatore della casa editrice Adelphi.

Un marchio iconico, noto per la sua grafica minimal e per la sua capacità di intercettare e rendere grandi testi di alcuni dei più grandi nomi della letteratura mondiale. Adelphi nasce nel 1965, e viene diretta e portata alla ribalta da Calasso a partire dal 1971. Dal 1990 Calasso era anche consigliere delegato e dal 1999 presidente di quella che di fatto è la sua creatura. È grazie a lui, infatti, se Adelphi si è trasformato ben presto in uno dei marchi più prestigiosi dell'editoria italiana, ma non solo. Perché Calasso, un genio della lettura che ad appena tredici anni aveva letto Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust, iniziò, vista la sua passione, ad impostare il catalogo di Adelphi sulla letteratura mitteleuropea e sulla mitologia classica. Non solo. Sempre per Adelphi è stata fruttuosa anche la sua attività di traduzione, che comprende opere immortali come Ecce homo di Nietzsche (1969) e Aforismi di Zürau di Franz Kafka (2004).

Editore, traduttore, ma pure autore. Basti pensare ai vari Le nozze di Cadmo e Armonia (1988), Ka (1996), K. (2002), Il rosa Tiepolo (2006), La folie Baudelaire (2008), L’ardore (2010), Il cacciatore celeste (2016), L’innominabile attuale (2017), Il libro di tutti i libri (2019), La tavoletta dei destini (2020). Insomma, è grazie alla sua attività se Adelphi è diventata Adelphi. E se l'editoria italiana, una passione di famiglia per Calasso ereditata dal nonno materno Ernesto Codignola, filosofo e pedagogista fondatore della Nuova Italia, può godere di una realtà profondamente diversa da tutte le altre. Nella selezione dei testi, sì, ma pure nella cura del dettaglio, nel concetto di libro come frutto di un atto creativo. E i creativi, si sa, non dormono mai. Quando non era impegnato a pensare, a scrivere, a tradurre, Calasso scriveva di suo pugno molti dei risvolti di copertina dei libri della sua casa editrice. Ne ha scritti più di mille. Forse molti di più. Curando e scegliendo ogni parola come se il volume l'avesse scritto lui.

Sposato con la scrittrice svizzera Fleur Jaeggy, con la scrittrice tedesca Anna Katharina Fröhlich ha avuto due figli: Josephine e Tancredi. Calasso è stato una e centomila cose, un pioniere coraggioso dell'editoria, un personaggio fuori dagli schemi capace di sottrarsi all’egemonia culturale della sinistra che in Italia si esprimeva soprattutto nella figura di Giulio Einaudi, un uomo che ha vissuto di cultura come creazione artistica scevra dalle logiche puramente mercantiliste, come amore per la bellezza, come ideale di forza e mai di debolezza. Che è invece un po' il grande lamento dell'editoria italiana. In una recente intervista su Mangialibri, Calasso diceva: "Non capisco bene l'aria luttuosa che c'è in Italia ogni volta che si parla di libri che si vendono: perché? Da cosa deriva questa opinione diffusa e piena di partecipazione da parte di molte persone? Secondo me l'Italia è un paese con una delle editorie più forti al mondo".

Se davvero lo è, gran parte del merito è di Roberto Calasso.

Dei Roberto Calasso che in questo Paese decidono di intraprendere la via più tortuosa e di affidarsi alla bontà delle proprie idee e del proprio lavoro per inviare messaggi eterni. I creativi non dormono mai. E nemmeno muoiono.

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