Leonardo sgambetta le pmi italiane

L'asse nella space economy con Airbus e Thales lascerebbe a secco 400 imprese

Leonardo sgambetta le pmi italiane
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Il progetto spaziale di Leonardo di fondere le proprie attività di settore con quelle delle francesi Airbus e Thales agita il sistema italiano mettendo a rischio tutta la filiera di settore: circa 400 imprese da 3 miliardi di fatturato.

I dubbi che insorgono sul progetto riguardano il futuro del nostro tessuto imprenditoriale e la sovranità del business italiano in un equilibrio che rischia di essere impari nonostante la presunta partecipazione paritetica. «Genera timori la fusione di tre grandi aziende europee, due delle quali (Thales ed Airbus) in grave crisi nel settore spazio. Fusione a quale scopo?» si domanda Marco Lisi Turriziani, membro del cda dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi) in un recente post chiedendosi «perché l'Italia dovrebbe lasciare un settore chiave come le tlc (Iris2) ai francesi?». Il progetto che si chiama Project Bromo è ancora in itinere e prevede la fusione delle rispettive attività spaziali in un unico soggetto che ha l'ambizione (difficilissima) di fronteggiare i colossi statunitensi e cinesi.

In realtà, al momento, l'ambizione industriale sembra avere lo scopo di ottenere maggiori fondi europei e governativi e nasconde un rischio sistemico: «quello di marginalizzare, se non cancellare, il ruolo delle Pmi italiane, che oggi rappresentano il cuore della filiera spaziale nazionale», commenta Alessandro Sannini, esperto di politiche economiche spaziali. Il modello è Mbda (il consorzio Airbus - Bae Systems - Leonardo), «ma se la fusione ha funzionato nel campo dei missili, lo spazio è una partita molto più complessa che coinvolge centinaia di Pmi ad altissimo contenuto tecnologico sviluppate in anni di collaborazione con Esa, Commissione Ue e clienti privati internazionali». Insomma, una fusione su scala così ampia rischia di creare un attore troppo dominante che lascerebbe a secco di commesse tutto il comparto. «Sarebbe capace di dettare unilateralmente le condizioni di mercato, chiudere l'accesso ai grandi programmi e concentrare il know-how».

Marco Fuchs, Ceo di OHB terzo costruttore di satelliti in Europa ha parlato senza mezzi termini «di una prospettiva anticoncorrenziale, che potrebbe schiacciare la pluralità industriale e l' eccellenza tecnologica Ue».

Tra l'altro, in molti casi, le Pmi italiane sono state le prime a sviluppare tecnologie ora impiegate nei grandi programmi (Copernicus, Galileo Axiom Space). «Un patrimonio altamente vulnerabile che dipende da relazioni bilaterali, da contratti specifici, da margini risicati. La capacità di sopravvivenza di queste aziende è legata a doppio filo alla possibilità di accedere alle gare e dialogare con le istituzioni. Tutte condizioni che la nascita di un super-consorzio mette a rischio», spiega Sannini.

L'asimmetria di potere diventerà strutturale e l'accesso diretto ai programmi spaziali delle Pmi nostrane sarà ridotto e non perché non siano competitive: «Prevarranno logiche franco-tedesche sulle scelte di fornitura», ammette Sannini concludendo che l'unica soluzione rapida per queste imprese potrebbe essere quella «di guardare a capitali privati come il private equity per sostenersi e puntare a un salto di scala che rafforzi però il loro presidio tecnologico».

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