Le materie prime tornano al pre-Covid

Giù i prezzi di energia, metalli e grano. Powell venerdì al test di Jackson Hole

Le materie prime tornano al pre-Covid
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I venti di recessione e la crisi cinese pesano sulle materie prime, che potrebbero calare nel 2024. Il mercato delle commodity già nei primi otto mesi dell'anno ha mostrato una tendenza al ribasso con un ritorno ai «livelli pre-pandemia dopo i rally del 2021 e 2022», osservano gli analisti di Bloomberg. Un picco - evidenzia l'analisi - causato dalla «straordinaria offerta di liquidità globale ed alimentato dall'invasione dell'Ucraina da parte della Russia». Il calo di circa il 10% dell'indice Bloomberg industrial metals, a fronte di un netto guadagno dell'oro, segnala una tendenza alla «potenziale contrazione dell'economia globale». L'oro, infatti, ha registrato un rally nei momenti di massima volatilità dei mercati superando quota 2mila dollari l'oncia per poi ripiegare nell'ultima seduta a 1.894 dollari, con un rialzo del 4,3% dall'inizio dell'anno. Tra i metalli industriali, invece, spiccano i cali del nichel (-32,5%), dello zinco (-22,7%) e dell'alluminio (-9,8%). Meno vistosa la flessione del rame (-1,6%) mentre tra i metalli preziosi il platino è sceso del 14%, il palladio (-31%) e l'argento (-4,6%). Luci e ombre sul mercato agricolo: sui mercati si va dal calo del grano duro (-15%) e di quello tenero (-23%), nonostante la guerra in Ucraina e la fine dell'accordo con la Russia, alla flessione del mais (-29%) e dell'olio di soia (-6,8%); lo zucchero cresce (+18%) così come il cacao (+29%).

Intanto, questa sarà la settimana che porta alla tre giorni del simposio economico di Jackson Hole (24-26 agosto) con l'intervento del presidente della Fed, Jerome Powell, previsto per venerdì 25 agosto.

Il numero uno della Federal Reserve parlerà delle prospettive economiche e sarà l'occasione per chiarire se è necessario un ulteriore inasprimento delle politiche monetarie per ridurre l'inflazione in un contesto in cui, per quanto riguarda gli Usa, persiste una discreta crescita. Molto probabilmente non mancheranno le considerazioni anche sul recente forte aumento dei rendimenti sui Treasury. Ma non potrà che tenere banco anche la crisi immobiliare cinese esplosa con Evergrande.

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