Dal Monte Paschi all'Alitalia. Ecco le sfide del post-elezioni

Unicredit va verso l'offerta su Siena. Anche Ita è ormai pronta al decollo, ma resta il nodo dei 7mila esuberi

Dal Monte Paschi all'Alitalia. Ecco le sfide del post-elezioni

Le elezioni amministrative hanno «bloccato» non solo i dossier economici del ministro dell'Economia, Daniele Franco, ma anche alcune partite finanziarie che si è evitato di affrontare per non inasprire ulteriormente un clima incandescente tra i due estremi opposti della coalizione di maggioranza. A partire proprio dal destino del Monte dei Paschi di Siena, la cui privatizzazione deve essere definita entro fine 2021. Il caso ha voluto che nel capoluogo toscano si svolgessero le suppletive della Camera per il posto lasciato vacante dall'attuale presidente di Unicredit, Pier Carlo Padoan, e che il segretario del Pd intende occupare. L'ex premier ha impostato tutta la campagna sulla salvaguardia dei posti di lavoro e sulla conservazione della «senesità» del Monte. Non meno invasivo Matteo Salvini della Lega che ha invocato la costituzione del «terzo polo» bancario, invocando in pratica l'intervento di Banco Bpm o di Bper.

Queste prese di posizione hanno di fatto «rallentato» l'azione del Ceo di Unicredit, Andrea Orcel, e del team che segue la data room che comunque dovrebbe concludere il proprio lavoro entro il mese. Data room nella quale sono entrati anche Amco, interessata alla gestione degli Npl, e Mcc (che già controlla la Popolare di Bari) che potrebbe rilevare gli sportelli del Meridione. Il fatto che l'analisi sia seguita anche da due player controllati dallo Stato fa comprendere quanto il dossier sia incandescente per Palazzo Chigi e come si stia cercando in qualche modo di preparare un soft landing occupazionale per gli oltre 20mila dipendenti già scesi in piazza per scioperare la scorsa settimana.

Non meno difficoltoso è stato in questi giorni il compito del ministro dello Sviluppo, Giancarlo Giorgetti, che con il collega del Lavoro, Andrea Orlando, si sono fatti carico dei tavoli di crisi tra cui quello della moriente Alitalia. La nuova compagnia di bandiera Ita, pronta a partire dal 15 ottobre, ha già chiuso la selezione dei 2.800 dipendenti che entreranno nella prima fase di attività, come dichiarato dal presidente Alfredo Altavilla. La scelta di non derogare dal piano industriale predisposto dalla newco lascia di fatto «a terra» gli altri 7.300 lavoratori dell'Alitalia per i quali i sindacati hanno strappato un prolungamento della cassa integrazione a tutto il 2023. Un altro intervento pubblico, quindi, per non creare tensioni sociali nella fase di avvio del «salvifico» Pnrr. Ma tutti i principali candidati sindaci di Roma premono perché Fiumicino resti centrale nelle strategie, richiesta non da poco. «Da sindaco chiederò un incontro immediato al presidente Draghi su Alitalia: il tricolore dovrà tornare ad atterrare in tutte le capitali del mondo», ha dichiarato il candidato del centrodestra Enrico Michetti.

E anche se in Puglia non ci sono tornate importanti, è stata la Nadef ad attutire gli attriti sull'ex Ilva di Taranto assicurando che «con la produzione a 8 milioni di tonnellate di acciaio al 2025 sarà possibile il rientro di oltre 10.700 addetti», molti dei quali oggi sono in cassa.

Non meno urgente la questione del cloud nazionale.

Accantonato, per ora, il tema della rete unica, il ministro della Transizione tecnologica Colao ora accelererà sulla realizzazione del Polo strategico per la Pa digitale. Al consorzio capeggiato da Tim (45%) con Leonardo (25%), Sogei (20%) e Cdp (10%) farà concorrenza quello Aruba-Almaviva che ieri ha presentato la propria proposta in attesa del bando.

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