Il piano del governo per dare un futuro all'auto green italiana

Salvini è pronto a convocare un vertice con la filiera sulla transizione energetica

Il piano del governo per dare un futuro all'auto green italiana
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Matteo Salvini, vicepremier nonché ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti; Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy; Gilberto Pichetto, ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica; Giancarlo Giorgetti, ministro dell'Economia e delle Finanze: il futuro dell'automotive in Italia, dal punto di vista dello sviluppo e di come accompagnare le complesse trasformazioni in corso, è nelle loro mani.

Dall'altra parte ci sono le associazioni della filiera che portano all'attenzione del governo, come hanno fatto al recente Automotive Dealer Day di Verona, «i punti salienti su cui concentrare l'azione al fine di stimolare adeguatamente la transizione verso le emissioni zero, con uno sguardo attento agli aspetti ambientali, sociali ed economici». Questa volta è toccato a Salvini riascoltare queste istanze, alcune delle quali già esposte ad altri esecutivi e rimaste insolute. Ora, però, il tempo stringe e ulteriori ritardi nel varare provvedimenti efficaci rischiano di creare situazioni irreversibili.

Il vicepremier si è detto disponibile a confrontarsi con le associazioni (ad ascoltarlo, in Fiera a Verona, c'erano Anfia, Unrae, Federauto e Motus-E), in un tavolo con presente anche il collega Giorgetti. E perché no anche Urso e Pichetto, aggiungiamo noi, affinché venga concordato un piano condiviso senza altri passaggi.

Plinio Vanini, vicepresidente di Federauto, ha indicato a Salvini i punti della stategia di accompagnamento verso gli obiettivi green fissati dall'Ue. Si va dall'allineamento della fiscalità dell'auto aziendale a quella degli altri Paesi Ue, all'introduzione di un nuovo credito d'imposta del 20% per quanti - privati, professionisti e imprese - acquistano un'auto o un furgone. Quindi, il recupero dei fondi Ecobonus avanzati nel 2022 (circa 300 milioni) da destinare ai contributi della fascia 61-135 grammi/km di CO2 emessa; l'adeguamento alla normativa Ue sul credito al consumo finalizzato; il via a un tavolo operativo permanente tra governo e filiera sulla transizione green e l'accompagnamento del settore e dei consumatori verso la mobilità elettrica.

Le risposte di Salvini: «Ci sono 60 miliardi per la mobilità, in particolare per le colonnine, da implementare il prima possibile, e per sviluppare la rete a idrogeno. Siamo a favore della neutralità tecnologica perché la transizione energetica ha bisogno di tempo e di alternative all'elettrico. Con altri otto Paesi ci stiamo muovendo per evitare il salto nel buio dell'Euro 7 o rimandarlo almeno al '26, quando ci sarà una revisione della normativa sulla CO2. Mi auguro che dopo le elezioni del '24 ci sia una Commissione Ue più aperta al dialogo: l'Italia e l'Europa dell'auto potrebbero restare schiacciate tra Cina e Usa».

Intanto, alcuni dei problemi che in Italia pesano sulla scarsa incidenza dell'auto elettrica (quota al 3,7% nel primo quadrimestre) sono stati sviscerati da PwC all'evento Automotive.

Lab organizzato a Milano da Auto: il costo iniziale del veicolo; l'offerta poco competitiva nelle city-car e utilitarie; la diffusione di colonnine pubbliche, un fattore di crescita importante per la domanda a più basso reddito che dispone di meno parcheggi privati e ricariche domestiche.

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