Quel regolamento Ue sugli imballaggi che mette in crisi 700mila aziende italiane

La proposta di regolamento Ue per favorire il riutilizzo degli imballaggi in luogo del riciclo può essere una batosta per 6 milioni di lavoratori e penalizza una filiera che funziona bene

Il regolamento Ue sugli imballaggi mette in crisi l'Italia
Il regolamento Ue sugli imballaggi mette in crisi l'Italia

La Commissione europea è chiamata a presentare una proposta di regolamento europeo per favorire il riutilizzo degli imballaggi, prendendo così le distanze dal riciclo che resterà l’ultima tappa del ciclo di vita di confezioni e contenitori. La bozza del regolamento verrà presentata il 30 novembre.

Secondo Federdistribuzione, così come ricostruito dal Sole 24 Ore, si tratterebbe di un regolamento con ricadute pesanti su distribuzione e commercio.

Un pacchetto di norme che scuote tutta la filiera, ossia oltre 700mila aziende in Italia che danno lavoro a più di 6 milioni di persone.

L’economia italiana degli imballaggi

L’Italia si distingue in Europa per capacità di recupero e riciclo di materiali e questo non per puro caso. C’è una filiera capace di generare ricchezza e lavoro che conta 6,3 milioni di occupati e fattura 1.850 miliardi di euro.

Produttori, usufruitori industriali, commercianti ma anche agricoltura e logistica. Sono tanti i comparti dell’economia che lavorano con gli imballaggi riciclati tant’è con il Conai, il Consorzio nazionale imballaggi, conta circa 1milione di imprese aderenti e, in virtù dei propri statuti, ha riversato nelle casse delle amministrazioni locali 727 milioni di euro provenienti dal contributo ambientale (Cac) che la filiera gli riconosce, ai quali si aggiungono 445 milioni di investimenti per le attività di recupero, riciclo e trattamento dei materiali.

Le criticità

In materia ambientale l’Europa ha sempre fissato obiettivi, lasciando ai singoli Stati membri il compito di introdurre misure per raggiungerli, consentendo così un cambiamento graduale che tenesse conto delle specifiche esigenze di ogni tessuto economico e sociale.

Ora la Commissione europea vuole imporre un regolamento, un insieme di norme e paletti che tolgono potere decisionale ai singoli Stati. L’Ue vuole una filiera più compatta capace di ridurre gli imballaggi in circolazione e, secondo Confindustria, il vero obiettivo è quello di limitare le discariche, motivo per il quale le imprese italiane non disdegnano il riciclo chimico. Il riutilizzo andrebbe a penalizzare un sistema di recupero in cui l’Italia eccelle e al cui proposito il Pnrr ha stanziato 2,1 miliardi di per rendere ancora più efficiente.

L’Europa punta a un sistema cauzionale, il “vuoto a rendere” che si è a lungo usato soprattutto sulle bottiglie fino agli ultimi decenni del secolo scorso e che oggi non è più nelle corde del Paese ed è lontano dal sistema del recupero e del riciclo che, invece, alle nostre latitudini è ormai consolidato e funzionante.

Il regolamento e i numeri

Per il momento è una bozza di circa 200 pagine che non tiene conto di indici preziosi per i Paesi che hanno sviluppato una rete di riciclo dei materiali.

Nel 2021 (dati Conai) l’Italia ha riciclato 10,55 milioni di tonnellate di imballaggi (il 73,3%) superando così il 65% richiesto da Bruxelles. Si tratta ormai di un meccanismo quasi oliato e che ha trovato un suo equilibrio ancora perfezionabile su cui l’intera filiera sta lavorando perché valorizza i rifiuti, il lavoro e l’economia.

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